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Arsenale Fabbrica del Mondo

Submitted by Marco Mari on martedì, 14 luglio 2009No Comment
di Gian Maria Sforza – Architetto e Designer

K101 copyL’Arsenale di Venezia è una piccola città, nella città lagunare. Storico complesso produttivo d’eccellenza da cui uscivano perfettamente costruite altissime navi, vanto e orgoglio della Serenissima. Ecco la prima fabbrica del mondo, appunto. Oggi è un’area inaccessibile, come molte aree militari divenute poco logistiche, e così quasi totalmente dismessa, occasionalmente e solo parzialmente aperta al pubblico. L’area infatti è in gran parte preclusa all’uso civile, e nello stesso tempo è utilizzata in minima parte dalla Marina Militare. Non è raro che ci siano complessi di spazi e architetture di straordinaria bellezza nelle città italiane, edifici una volta produttivi ed oggi solo lasciati vuoti, che restano così nel tempo, per l’indecisione sul che farne o più probabilmente per la poca immaginazione e l’incapacità di trovare accordi fra parti. Sono come buchi nella carta, o nella nostra esperienza possibile dei luoghi, a meno che non ci si accontenti di guardare il mondo dall’occhio di Google earth, costume del tutto discutibile.
A Venezia l’Arsenale è così, una piccola città dentro Venezia, fatta di alte mura e di grandi porte monumentali, una via terra e una via mare, e dentro strade che inseguono canali, o corridoi fra edifici che improvvisamente aprono lunghe prospettive dell’acqua, sulla cui superficie calma si disegnano ombre di torri arrugginite e altre reliquie. Dell’Arsenale al limite possiamo percorrere i bordi, i confini più estremi, ma dentro ogni immagine è preclusa.

La storia è assai nota e per fortuna studi di altissimo livello ne hanno fissato la memoria, eppure per uno scherzo del destino, in Italia, la tutela e la conoscenza congelano i progetti.
Quale opportunità sarebbe nel centro di Venezia una superficie che arriva alla misura di 46 ettari, preclusi agli occhi degli stessi veneziani, che per anni avrebbero desiderato visitarne le profondità. Questo cuore dell’industria navale veneziana, attivo a partire dal XII secolo ormai dismesso, solo in anni recenti è stato riaperto, riabitato dall’arte contemporanea e da un pubblico meno interessato alla città del turismo di massa. Li chiamano usi temporanei, forse tra i rari modi per usare queste incredibili risorse, richiamando lo sguardo e l’attenzione di un pubblico colto, e orientando le idee in vista di una loro riqualificazione.
Eppure a qualcuno l’idea inconsulta di vendere queste aree e farne, per esempio, grandi alberghi di lusso come ipotesi di redenzione, non è mancata. Certo, è difficile immaginare che qualcuno di questi abbia camminato, in silenzio, da una sezione all’altra della biennale, tra gli spazi dell’Arsenale. La cosa più curiosa è come questi spazi, concepiti per essere efficienti, funzionali ad una produzione a catena, rispondano così bene oggi ai bisogni dell’arte, e forse meno a quelli del turista di consumo, sfondo perfetto ma non indifferente da abitare temporaneamente.
La rovina poi ha un fascino di per sé, particolare ed eterno, soprattutto per chi non vorrebbe assistere all’inevitabile opera di speculazione immobiliare e sfruttamento commerciale. Talvolta fortuna vuole che certe operazioni non siano convenienti, e questi spazi rimangano immobili, memoria e traccia, indice tra passato e futuro.

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