Battere la crisi con l’Innovazione
di Giancarlo Corò
La crisi che stiamo attraversando sta colpendo duramente le imprese e l’occupazione di tutti i paesi. I nostri distretti produttivi, anche se meno esposti di alcune industrie come l’automotive o la stessa finanza, non sono certo immuni dall’attuale crisi. I prossimi mesi saranno quelli più difficili, in quanto le conseguenze del calo di domanda si stanno già facendo sentire sugli ordinativi e gli investimenti dell’industria. Per quanto in questa fase sia difficile fare previsioni, possiamo tuttavia azzardare una facile scommessa sul fatto che, ancora una volta, sarà la vitalità del tessuto imprenditoriale dei distretti a portare l’economia fuori dalle secche di una crisi le cui cause sono molto lontane dalla cultura produttiva che anima i territori di piccola e media impresa. Com’è spesso avvenuto in passato, all’interno dei distretti la crisi avrà l’effetto di selezionare le imprese più efficienti e innovative, favorendo la riorganizzazione dei fattori di sviluppo e spingendo verso un nuovo e più avanzato posizionamento nell’economia internazionale.
I distretti produttivi sono, del resto, una formula organizzativa la cui principale proprietà è la capacità di adattamento flessibile ai mutamenti del contesto competitivo. La forte dinamica concorrenziale fra imprese costituisce un incentivo al miglioramento continuo dei prodotti e dei processi, nonché alla ricerca di nuovi mercati. Tale dinamica rappresenta anche un efficace veicolo di diffusione delle innovazioni: le conoscenze critiche sulle innovazioni più recenti – che, proprio perché create da poco, è più difficile codificare e proteggere – circolano attraverso molti canali informali, non ultimo quello degli spin off aziendali, vero e proprio motore dell’imprenditorialità distrettuale. Nella maggior parte dei distretti industriali del Veneto – anche in quelli cosiddetti tradizionali della calzatura,
del sistema moda, degli occhiali, delle pelli, del mobile – sono da tempo stati intrapresi originali percorsi di innovazione, che hanno portato le imprese a sviluppare nella base domestica funzioni ad alto valore aggiunto – progettazione, design e sviluppo dei prodotti, marketing e comunicazione, commercializzazione, logistica, controlli di qualità – e a proiettare oltre i confini nazionali le reti di fornitura e di distribuzione, accrescendo in questo modo la flessibilità delle relazioni con i mercati finali. La presenza di molte imprese distrettuali nelle economie emergenti – in particolare nell’Europa centro-orientale, ma anche nella sponda mediterranea dell’Africa e in estremo Oriente – non costituisce più solo una condizione per ridurre i costi di produzione, ma è sempre più una garanzia di collegamento con nuove e promettenti aree di domanda, destinate ad avere un ruolo ancora maggiore nel dopo-crisi. Oltre alle innovazioni nei “tradizionali” distretti manifatturieri, un importante fenomeno che si è verificato in Veneto è lo sviluppo di nuovi sistemi produttivi in comparti tecnologici e di mercato molto promettenti per lo sviluppo futuro, come bio-edilizia, meccatronica, packaging, digital-mediale, aerospaziale, biomedicale, beni culturali, dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile. Ciò conferma che il sistema economico del Veneto gode di una straordinaria vitalità imprenditoriale: ed è proprio questa, alla fine, la migliore assicurazione sociale contro la crisi. La politica regionale per i distretti, assieme al sistema finanziario, dovrebbe perciò assecondare questa diffusa capacità imprenditoriale, fornendo un quadro certo di risorse e incentivi istituzionali a sostegno dello sviluppo di servizi moderni e di progetti congiunti di innovazione e apertura internazionale.



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