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Danzare in garage

Submitted by Marco Mari on lunedì, 20 luglio 2009No Comment
di Valentina Ciuffi

garage1Appena fuori le mura di Bassano del Grappa. Uno spazio grande e indiviso, scrostato. Pareti segnate, pittura a più mani, forse un taglio nei vetri delle finestre lunghe e strette. Era una distilleria, per un po’ è stato un’autorimessa e qualche microstoria sconosciuta ci sarà passata attraverso anche nei giorni in cui è rimasto vuoto e inutilizzato. Tracce di oggetti che ci sono stati dentro, di gesti che ci sono passati in mezzo. Ha il fascino speciale, sfocato, degli spazi industriali dismessi che nelle fasi interstiziali, da una destinazione d’uso alla successiva, sempre più spesso vengono abitati dall’arte.

Funziona per le arti plastiche e visive, forse ancor di più per la performance, il teatro e la danza nelle loro manifestazioni più contemporanee e ai confini tra le discipline.
Il Garage Nardini, concesso in comodato d’uso dall’omonima azienda (non nuova a simili gesti), dal settembre 2008 sta attorno, affascinante e funzionale, alle azioni delle compagnie emergenti di B-Motion, la sezione più sperimentale del noto Festival Operaestate (a cura di Rosa Scapin e Carlo Mangolini). Nell’edizione 2008 ci sono passati, tra gli altri, Teatro sotterraneo (It), Babilonia Teatri (It), Caterina Sagna (Fr), Margrét Bjarnadottir (Is), Pierre Yves Diacon (Ch), nel 2009 (25.08-05.09), ci arriveranno Santa Sangre (It), Muta Imago (It), Dog Kennel Hill Project (Uk), Melanie Demers (Cdn)…Durante questa primavera, Vidal Bini e Robert Clark, coreografi in residenza, ci hanno tenuto classi aperte e provato per ore, pronti a presentare il risultato non necessariamente compiuto dei loro esperimenti. E mentre i muri esterni trovavano nuove interpretazioni nei murales portati dalla manifestazione Infart, l’interno, riallestito con gesti minimi e puntuali – una gradinata provvisoria e dei graticci per un sistema di luci per nulla invadenti – non vedeva soffocare la sua energia di spazio non finito, dal passato stratificato e dal futuro indeciso. L’apertura di senso può riguardare anche i luoghi e si avverte immediata nel contatto con essi, il Garage Nardini è aperto a raccogliere discorsi in divenire, fatti di parole e con i corpi. Che continui, per altro in un’area d’Italia che in fatto di arti performative si sta muovendo benissimo.

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