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Energia alternativa

Submitted by Marco Mari on giovedì, 23 luglio 2009No Comment
di Silvia Bottiroli

brunelligalleriatrasformatoriIn un’Italia in cui l’unico dato in crescita è il tasso di veleni nell’aria, e la produzione di energia alternativa è considerata un lusso per pochi – e non già una necessità per tutti – la storia della Centrale di Fies rappresenta un’eccezione, una domanda, una possibilità.    Incastonata in una valle tra Trento e Rovereto, nel piccolo comune di Dro, questa vecchia centrale idroelettrica, in disuso da diversi anni, è stata riconvertita in casa di produzione per lo spettacolo contemporaneo e cuore del festival Drodesera, che ogni anno tra luglio e agosto la fa vivere con spettacoli, incontri, musiche e immagini della scena italiana e internazionale.
E così, un luogo che ha la produzione energetica come origine e come destino continua a vivere attraverso giovanissime forze creative, riunite da Barbara Boninsegna e Dino Sommadossi nel progetto di un centro di ricerca e produzione in cui hanno trovato spazio finora “tre producers” (Chiara Fava, Laura Marinelli e Virginia Sommadossi) e cinque formazioni artistiche tra le più interessanti della nostra scena (Sonia Brunelli, Dewey Dell, Francesca Grilli, pathosformel e Teatro Sotterraneo).

Fies Factory One segna un avamposto nordico nella geografia, già anomala, dello spettacolo contemporaneo, che ha i suoi poli italiani a Torino e a Santarcangelo, a Bari, Brescia, Ravenna e Castiglioncello, a Firenze Milano e Bologna e poi a Lecce, Bassano, Polverigi…
La bandiera di Fies (luogo di acqua che scorre ad alta velocità, e dà i brividi) è la scelta, decisa, dell’investimento sulle nuove generazioni: una scelta – va detto – di rischio e di prospettiva. Correre il rischio di pensare il futuro, immaginarlo sognarlo riconoscerlo dargli spazio, dovrebbe essere la norma per ogni istituzione culturale contemporanea. Non è così, lo sappiamo, ma splendenti avamposti continuano a trasformare la realtà in un atto di creazione permanente, e senza rinunciare alla relazione con una società che si ostina a considerare il futuro come un lusso per pochi, e non già una necessità per tutti.

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