I distretti culturali evoluti del Nord-Est
di Pier Luigi Sacco – Direttore del Dipartimento di Design e Arti, Università IUAV, Venezia
La necessità di investire in formazione e in ricerca e sviluppo come condizione imprescindibile per essere competitivi nei mercati globali è diventata ormai parte del senso comune. Tuttavia, per quanto giuste e fondate siano le considerazioni che stanno alla base di questa logica d’investimento, si comincia a diffondere la consapevolezza di quanto essa sia, appunto, necessaria, ma non sufficiente per assicurare ai sistemi locali un percorso di crescita solido e sostenibile. Il limite di questo modo di ragionare è il non considerare che la formazione, la ricerca e lo sviluppo, per quanto generino effetti benefici indiretti per tutto il sistema economico e sociale, producono beni essenzialmente privati. Si può così assistere al paradosso di un sistema economico e sociale caratterizzato da elevati livelli formativi e da una spesa elevata in ricerca e sviluppo nei quali, però, i poli di eccellenza sono realtà isolate rispetto al resto della comunità locale, che ne riceve beneficio, ma non partecipa ad esse in alcun modo sostanziale. Se la realtà dell’INNOVeTION VALLEY si limitasse a riproporre questa idea, non sarebbe in fondo differente da tante altre esperienze ormai consolidate. E così facendo perderebbe di vista ciò che più caratterizza la cultura distrettuale del Nord-Est: la cosiddetta ‘atmosfera industriale’, ovvero il rendere una determinata cultura produttiva patrimonio comune di tutto il territorio, non imitabile e non esportabile, a differenza dei macchinari, degli operai specializzati e anche dei ricercatori.
Il passo successivo è allora quello di combinare gli investimenti più tipici dell’economia della conoscenza con le attività culturali. A differenza della formazione e della ricerca e sviluppo, la cultura si presta in modo naturale ad essere condivisa e produce spontanemente beni pubblici di natura relazionale ed identitaria. Si comincia oggi a pensare ai quartieri culturali come ad una forma di parchi scientifici di nuova generazione. È solo grazie ad un rapporto innovativo e intelligente con la cultura che i modelli tradizionali dell’economia della conoscenza si trasformano in modelli distrettuali evoluti, in cui tutta la comunità locale è chiamata a fare propri i nuovi linguaggi e le nuove esperienze, e a costruire su di essi il proprio percorso identitario: si crea cioè una nuova ‘atmosfera industriale’ fondata non più su una comune cultura di prodotto, ma su un comune orientamento alla produzione e alla diffusione della conoscenza. Il passaggio a questi nuovi modelli distrettuali è ciò che caratterizza il distretto culturale evoluto, un modello che sta trovando, non a caso, proprio nel Veneto il suo laboratorio di sviluppo e che, quindi, diventa un vero e proprio software che permette di concretizzare in tutta la sua originalità e specificità il progetto dell’INNOVeTION VALLEY. Non a caso, la nuova generazione di imprenditori e innovatori che trova spazio su queste pagine incarna chiaramente questa nuova sensibilità. Sono imprenditori che appartengono alle filiere più disparate, ma che condividono un atteggiamento verso le nuove idee e verso la loro sedimentazione nel territorio che rappresenta il fondamento di un nuovo modo di fare impresa, che non rompe col passato, ma costruisce su di esso, sviluppando una cultura imprenditoriale che ancora una volta pensa e opera un passo avanti rispetto alla concorrenza globale.



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