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I nuovi servizi: l’evoluzione del Terzo Veneto

Submitted by Marco Mari on venerdì, 10 luglio 2009No Comment

di Enzo Rullani – Presidente Tedis Center della Venice International University

Immagine 9Il terziario in passato era definito come un settore residuale, in base al criterio della non-meccanizzazione di attività ancorate a prestazioni non stoccabili e non trasferibili. Insomma una specie di calderone del lavoro non-moderno e, fino a poco tempo fa, non modernizzabile. Oggi non è più così. L’immateriale delle ICT e dei significati rilanciati dai mass media ha consentito di meccanizzare e moltiplicare il valore delle idee e dei servizi.

Cosicché la parola stessa (terziario) non coglie più l’essenza del problema che oggi è il mix tra intelligenza tecnica (replicativa) e intelligenza fluida (flessibile, creativa). Campi nuovi di applicazione dell’intelligenza tecnica offrono possibilità di espansione, meccanizzazione e replicazione a servizi che in precedenza ne erano esclusi: chiamiamo questo continente neo-servizi, che possono fare passi da giganti con le ICT che consentono di “servire” clienti lontani, interessati a nicchie di passione o di desiderio particolari, o, semplicemente, molto più numerosi di una volta. D’altra parte, sta nascendo anche una neo-industria, che usa l’intelligenza fluida – non più soltanto le macchine – per valorizzare la flessibilità, il senso creativo, la personalizzazione, l’attenzione ai dettagli, la ricerca della qualità della vita. Anche produttori che una volta erano interessati ai volumi e basta oggi cominciano ad avere un modello di business più complesso. Una parte della manifattura sta infatti diventando neo-industria, specializzandosi in funzioni che, nella filiera, usano l’intelligenza degli uomini per produrre e vendere non solo prodotti (materiali), ma anche idee e significati immateriali, che spesso catturano la parte essenziale del valore.
Tra neo-servizi e neo-industria non c’è quella differenza radicale che una volta esisteva, anche nella cultura imprenditoriale e nelle cifre della produttività, tra servizi (tradizionali) e industria (standard). Dunque, anche parlando di produttività, bisogna mettere meglio a punto i confini tra industria e terziario: qualcuno si scandalizza se diciamo che la Geox è un’azienda terziaria (o meglio neo-industriale), non manifatturiera? Oggi, dovremmo almeno tri-partire il campo dei possibili modelli di business. Accanto al terziario tradizionale e all’industria di massa, che rimarranno a presidiare qualche funzione produttiva, la crescita si concentra in tre campi di attività di tipo nuovo e ad alta produttività: neo-servizi, neo-industria e servizi connettivi, ossia i servizi che, costruendo ed espandendo le reti, consentono ai neo-servizi e alla neo-industria di svilupparsi. È questo terzo campo che ci interessa. Accanto al vecchio che continua a fare il suo mestiere di sempre – con prospettive tendenti al peggio – ci sono potenziali di business veramente grandi nell’applicare intelligenza tecnica (replicativa) a servizi che un tempo erano esclusi dalle economie di scala, grazie appunto a Internet e alla globalizzazione. E ci sono potenziali di business altrettanto grandi nell’impiegare intelligenza fluida che dia maggiore valore a prestazioni che un tempo erano banalizzate. Chi produceva solo commodities, oggi può fare molto di più. Ma anche nel campo dei servizi, una volta esclusi dal circuito moltiplicativo della modernità, oggi le leve per moltiplicare il valore dell’intelligenza fluida ci sono. Anche in questo campo, Internet e globalizzazione, ossia le economie di rete che stanno cambiando il mondo.
Dunque non tutto è inadeguato e senza speranza. Diamoci da fare, anche in Italia. Basta con la coscienza infelice di un capitalismo che lascia andare le cose, e poi si piange addosso perché sembra che gli manchi tutto (dalla tecnologia alle grandi dimensioni di impresa). Nelle statistiche della nostra scarsa produttività leggiamo le difficoltà che incontriamo nel dare valore alle idee prodotte dal nostro lavoro, ossia dalla nostra intelligenza tecnica e dalla nostra intelligenza fluida. Che ci sono, in potenza, ma potrebbero essere usate meglio. Perché una cosa deve essere chiara: in un mondo complesso e fluttuante, come il nostro, il futuro non si prevede. Si fa. Credendo nelle proprie idee, facendo gli investimenti relativi e prendendosi i rischi che servono.

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