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Il Fattore K

Submitted by Marco Mari on martedì, 14 luglio 2009One Comment

di Cristiano Seganfreddo – Direttore FuoriBiennale

cristiano2Ci sono fattori e fattori. K e k. Quello di Ronchey che definiva il Komunism italiano come il Fattore K di Kate Middleton che ha sedotto il Regno Unito. C’è la k della kryptonite di Superman e quella di Josef, il protagonista de “Il processo” di Kafka. Ci sono K che girano e che vagano nell’aria. Ma c’è una k che più di altre ha sedotto l’Italia negli ultimi 30 anni. E che si è infilata un po’ ovunque. Non ci ha lasciato sKampo. Si è riprodotta, moltiplikata con ritmi che non hanno mai conosciuto la Krisi. Aiutata da tutti i governi e tutte le amministrazioni.
Ma di che Kappa parliamo? La K che ha aspirato il territorio. La k che è diventata la cifra poetica per leggere il paesaggio. La K del Kapanonne o Kapanòn. Il luogo produttivo per eccellenza. Il luogo che ha fatto, fisicamente, la nostra rivoluzione economica. Che ha fatto il Made in Italy.
Che ci ha dato la ricchezza e che in cambio si è preso la Terra. E qualche valore. Quello che vedrete e leggerete è un viaggio a Nordest, in quella che abbiamo definito Innovetion Valley. Alla ricerca della K. Perché da queste parti ci sono più di 2500 zone industriali con relative milioni di K. E le K sanno essere sorprendenti per il loro livello di diversità. Per la ricchezza tipologica. Per le variabili infinite che offrono. Un viaggio scenico e glamour, tra antichi capannoni, dismissioni creative, rovinose presenze. Appunti e spunti, senza pregiudizi, di geografi e scrittori, attori e artisti, architetti e curatori. Quale miglior modo per riprogettare il proprio futuro se non partire proprio da quello che si è? La K ce l’abbiamo dentro.
E non solo quella del potassio.

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