Il paradigma di una nuova identità
Nella cultura postmoderna architetture e spazi assumono un ruolo significativo nella geografia del territorio per la posizione nella vita culturale della città, intesa come organismo aperto e imprevedibile, rompendo, se occorre, il rapporto tra forma e funzione; ridefiniscono il modo di vivere, al punto da divenire testimonianza insostituibile di bisogni sociali; si fanno simbolo e motore di riqualificazione urbana sostituendo la fabbrica. Ogni comunità possiede nel proprio patrimonio almeno un elemento peculiare che rappresenta il cuore di un’originale identità e, come tale, è percepito quotidianamente dalle persone. Nella storia di Vicenza emerge, senza dubbio, il linguaggio architettonico quale eredità, purtroppo però interpretata come semplice rendita di posizione; incapace, fino ad oggi, di sfruttarne fino in fondo le possibilità. Ed è, per contro, nell’ambito di una crescente competizione fra aree urbane che una scelta di campo sarebbe decisiva per determinare il successo di un progetto per Vicenza. Un progetto che potrebbe diventare il banco di prova di una strategia che punta all’innovazione della fruizione culturale, dei linguaggi, di un’idea di città, reinventando la memoria di sé.
Presente, passato e futuro per definire gli snodi che legano lo spazio dei flussi immateriali, i punti di contatto tra le persone, i territori e il mondo contemporaneo la cui ribalta è occupata da termini come reti internazionali, produzione immateriale, innovazione, comunicazione, dove progettare significa “disegnare interfacce digitali e ambientali, virtuali e tangibili, immateriali e fisiche, strategie sociali e imprenditoriali” di rilancio in un Nord-Est sempre più al centro dell’Europa.
Muovendo da queste premesse appare indispensabile immaginare il futuro come dialogo critico con l’esistente e far sì che la produzione di senso venga alimentata dall’incontro tra le profondità storiche dei manufatti emblematici (il passato) e le innovazioni introdotte dalla società contemporanea (il presente). Il percorso da intraprendere mira a capire verso quale futuro la città intende andare e, a partire dalla ristrutturazione materiale e immateriale di uno dei suoi manufatti più prestigiosi e rappresentativi, la Basilica Palladiana, si potrà immaginare quali diagrammi relazionali possano essere elaborati rispetto al presente e al passato.
Dopo il lungo restauro la Basilica Palladiana sarà restituita alla città prevedibilmente alla fine del 2010. Se saprà divenire paradigma privilegiato di una nuova straordinaria identità, luogo di scambio e relazione, magnete di attività culturali e sociali, con l’ambizione di imporsi a livello veneto e internazionale, farà da terreno fertile affinché Vicenza città d’arte, di cultura e d’intrapresa, diventi itinerario ideale che lega lungo un’unica traccia le multiformi espressioni della memoria storica e della ricerca in atto, quali elementi inscindibili e fondanti del sistema territorio-cultura-cittadini-attrattività di talenti-sviluppo. Solo realizzando un corpus di idee vivo e sorprendente la visione della città, protesa alle architetture immateriali contenenti le nostre vite, i nostri consumi, i nostri saperi, genererà un grande interesse trasversale e transgenerazionale e dialogherà con i territori forti e densi di significato dell’arte contemporanea, del fashion, del design, della creatività e della contemporaneità.



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