Innovazione
di Flavio Albanese – Direttore di Domus
Le società industriali più avanzate sono lanciate in un processo di formidabile trasformazione degli obiettivi produttivi: la prospettiva di crescita delle economie mature si misura sempre meno con la fabbricazione di merci e sempre più con la produzione di idee. Questo fenomeno di transustanziazione laica, che muta l’orizzonte della fabbrica dal materiale all’immateriale, è il frutto della pressione esercitata da due fattori di sviluppo reciproci e decisivi: innovazione e creatività. Definiamo come innovazione la conseguenza di un approccio creativo, obliquo, filologicamente scorretto, alla soluzione di problemi concreti. Esiste un modo categoriale di affrontare le questioni, che si basa su procedure rigide e formalizzate: questa strada assicura risultati ragionevoli, al riparo da ogni rischio.Ci sono poi le risposte eterodosse, le deviazioni incoscienti, gli incidenti casuali, che conducono a conclusioni insospettabili, ma che alla fine risultano vincenti e convincenti. In ogni soluzione non banale opera sempre un principio anarchico, fatto di strappi ed accelerazioni improvvise, capaci di imprimere cambiamenti profondi nelle logiche di un sistema (linguistico, sociale, produttivo). Mentre l’invenzione è legata all’idea e all’intuizione di un singolo, l’innovazione è un processo che rispecchia le pulsioni e le aspettative di un contesto ambientale preciso. Il codice genetico dell’innovazione si trova sempre nei feedback, nelle transizioni e nelle interazioni con la società, origine e meta di ogni processo innovativo. Non si può trovare innovazione laddove non esiste una trama fitta, ma fluida, di connessioni capillari diffuse nel territorio, poiché l’innovazione si dà solo attraverso lo scambio, il contatto, il contagio virale.
Il paesaggio produttivo del Veneto contemporaneo già da qualche tempo ha virato verso le tonalità meno austere dell’innovazione e della creatività. Dopo aver mappato la geografia del Veneto immateriale (con la rivista Please disturb!), Fuoribiennale inaugura il progetto di Innovetion Valley, con cui si candida a diventare la cassa di risonanza di una creatività disseminata nella regione, ma che è ancora solo parzialmente consapevole di sé. Innovetion Valley, con la e anziché con la a, dichiara già nel nome il segno di un’interferenza portata al cuore della staticità. Da una parte filtro, dall’altra altoparlante, gli obiettivi di Innovetion Valley sono legati a una serie di azioni e comunicazioni esemplari, pensate per pro-vocare, per chiamare alla ribalta gli elementi più attivi della transustanziazione laica del Veneto produttivo. La posizione di Innovetion Valley, né istituzionale né privata, si colloca in una zona di transizione, di prossima distanza verso i processi creativi, che consente di adottare la logica corsara dell’incursione e dell’agguato. Innovetion Valley, che accumula e diffonde sintomi, informazioni e idee, che promuove eventi, incontri e scontri, cercherà di alimentare, contro ogni tentativo di cura, la proliferazione del virus creativo nel nostro territorio.



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