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La Grande Venezia in Cina

Submitted by Marco Mari on giovedì, 23 luglio 2009No Comment
di Stefano Micelli

micelli fotoL’esposizione universale di Shanghai del 2010 ospiterà uno spazio dedicato a Venezia. L’Expo è intitolata “Better cities, better life”: ovvero si vive meglio in città migliori. Per mostrare il suo impegno verso una “vita migliore” Venezia porterà due grandi progetti: il rilancio dell’Arsenale e la riqualificazione di Porto Marghera. Due grandi cantieri che testimoniano dell’impegno della città a recuperare siti storici (l’Arsenale) e aree dismesse (Marghera) da rilanciare come spazi della ricerca e dell’innovazione. Ai milioni di visitatori cinesi e non che affolleranno gli spazi dell’Expo, Venezia racconterà la sua determinazione nell’annodare in modo originale passato e futuro e rinnovare un rapporto con un ambiente naturale tutt’altro che scontato.
I due cantieri che la municipalità ha selezionato come buone pratiche urbane sono senza dubbio due proposte eccellenti. A pensarci un po’, però, qualche dubbio viene. Per esempio ci si chiede se sia giusto continuare a raccontare al mondo intero che Venezia è semplicemente un comune di più o meno trecentomila abitanti (pochini per gli standard cinesi). Da anni raccontiamo l’emergere progressivo di metropoli del Veneto entro cui prende forma una nuova cultura dell’innovazione e della creatività.

Questo spazio metropolitano, nella sua accezione più consolidata, coincide con le tre province di Venezia, Padova e Treviso; in una versione allargata, possiamo immaginare Venezia come punto di riferimento di un’area ancora più ampia (l’Innovetion Valley) che coincide, più o meno, con lo spazio regionale. Perché non proporre ai cinesi e a tutti i visitatori dell’Expo una Venezia una città di qualche milione di abitanti con un centro storico (il più conosciuto) in laguna? 
Si dirà: in terraferma non abbiamo progetti e iniziative comparabili all’Arsenale. Sì e no. È vero che l’Arsenale è unico, ma è anche vero che l’Innovetion Valley ha più di un sito industriale restaurato e destinato a nuove funzioni. Abbiamo la Fornace di Asolo, dove oggi trovano spazio imprese innovative, la Fabbrica Alta a Valdagno e il Lanificio Conte, punto di riferimento per mostre e incontri. È chiaro che non hanno lo stesso valore storico e simbolico. Il problema è che se portiamo all’attenzione del mondo un oggetto unico, per quanto complesso e carico di significati, dimostriamo di essere capaci di un exploit. Se proponiamo una serie di spazi industriali ristrutturati per finalità innovative in contesti naturali di particolare bellezza, ne usciamo come i promotori di un nuovo modo di gestire il territorio e l’innovazione.
Portare la Fornace a Shanghai avrebbe una certa utilità anche dalle nostre parti. Comunicare diversamente aiuta a capire davvero chi siamo. O meglio, cosa stiamo diventando. Chi ha vissuto in prima persona le vicende delle olimpiadi di Torino ricorda le incertezze che hanno preceduto la manifestazione: convincere i propri concittadini dell’opportunità di vivere diversamente la propria città è stato complicato almeno quanto imporre una nuova immagine ai media internazionali. Alla fine, però, i torinesi sono cambiati. Raccontare al mondo che Venezia è uno spazio che si è dilatato (mescolando i tratti migliori di culture locali diverse) potrebbe convincere anche i più restii dell’esistenza di un Veneto nuovo e di una nuova cultura dell’innovazione. 
Vale la pena provarci.

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