La mossa del cavallo
Chi gioca a scacchi sa che il cavallo è la pedina più imprevedibile, si muove in tutte le direzioni con la logica dello “scartare”, lo stesso termine usato nel gioco del calcio per indicare le mosse che l’attaccante fa per superare il difensore. Il cosiddetto Nord Est nell’attuale partita con il globale (o, se preferite, nella crisi attuale) dovrebbe utilizzare più spesso la mossa del cavallo.
Facciamo degli esempi:
• il globale vive di quantità; il Nord-Est dovrebbe puntare tutto sulla qualità (rivedendo il concetto stesso di qualità);
• il globale vuole innovazione tecnologica; il Nord Est potrebbe rispondere unendo il massimo dell’innovazione tecnologica con la sua tradizione (dato che ne ha in notevole quantità);
• il globale commercializza servizi senza preoccuparsi più di tanto delle caratteristiche del prodotto (cerca la così detta massimizzazione dei profitti); il Nord Est potrebbe puntare non sui servizi , ma su prodotti senza compromessi, nella loro potenziale eccellenza e singolarità;
• il globale investe su (con) la deregulation, il Nord Est potrebbe proporsi come sistema a coesione strategica (in questo modo andrebbe declinata la futura e auspicata politica regionalista);
• il globale vive del soggettivismo e dell’edonismo di massa; il Nord Est potrebbe rispondere cercando regole socialmente condivise;
• il globale tende ad utilizzare l’immaginazione per alimentare prevalentemente il mercato del tempo libero e del loisir, mentre il Nord Est potrebbe proporsi grazie ad un immaginario rivolto a tutte le forme possibili della creatività, quindi a tutto ciò che riguarda la vita stessa. Una creatività diffusa, continua, persino totale.
• il globale delocalizza; il Nord Est si globalizza;
• il globale vede l’innovazione come occasione, il Nord Est potrebbe praticarla come sistema.
In fondo è quello che il Nord Est ha cercato di fare nel suo boom degli anni passati. Forse il tutto deve solo essere reso cosciente, strutturale, programmatico, un vero progetto collettivo.
Proviamo a dire quella che potrebbe essere la mossa delle mosse. Riproporre (Sic! Ri-proporre) l’arte applicata come arte totale.
Dovremmo smettere di guardare in modo idolatrico l’arte per capire che essa è il primo veicolo di una creatività sociale (cioè collettiva), che l’innovazione non può essere solo tecnologica ma deve essere anche etica ed estetica, e che essa ha a che vedere non solo con i grandi valori messi in gioco dal dibattito sulle arti, ma con la nostra stessa capacità di produrre e anche di consumare. Da questo punto di vista non è solo importante globalizzare il Nord Est (e non semplicemente delocalizzare. Delocalizzazione che, come dimostrano i dati, è in fase regressiva) ma anche saper comunicare la nostra identità, i nostri caratteri e tradizioni, i nostri modi d’essere, in altri termini il nostro paesaggio civile prima che artistico. In fondo siamo tra i pochi al mondo che possono offrire prodotti (innovativi) come opere d’arte e opere d’arte come prodotti.
L’arte non è solo il luogo supremo dei capolavori, è anche e soprattutto il momento di apertura alla libertà, alla creatività, e, perché no?, all’innovazione (ovviamente non solo artistica).
Questa sarebbe la vera mossa del cavallo, una mossa, riprendendo una metafora giocosa, che può sparigliare il sistema costringendolo a ricominciare da capo. Senza chiudere la partita.



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