Home » EDITORIALI: L'INNOVeTION VALLEY

L’anima “barbara” del territorio

Submitted by Marco Mari on giovedì, 23 luglio 2009No Comment
di Franco Miracco

miraccoMi trovo a percorrere ogni giorno il Veneto. Quasi ovunque c’è qualcuno, ci sono tanti qualcuno che danno vita a iniziative di vario genere e qualità. Ma quando si tratta di cultura, la qualità generalmente tende a salire. Compresa quella che lo snobbismo culturale confinava e confina entro i ristrettissimi limiti della “sagra paesana”. Ci sono le sagre, ma le Pro Loco, per esempio, non si occupano soltanto del gusto e dei sapori. Oggi le Pro Loco si occupano anche della salvaguardia dei beni culturali, delle tradizioni popolari sopravvissute, delle favole, delle leggende, dei miti del Veneto “barbaro”, così tanto amato da Goffredo Parise.

Ritrovo, dunque, un modo di fare comune, un’insospettabile energia, una volontà volta a trasformare le cose. Forse si tratta di una straordinaria capacità di trasformare il sogno, che ci accomuna tutti, in realtà. Il sogno di lavorare per la qualità della vita, per la bellezza, per la creatività. Questa civiltà del fare molto spesso passa sotto la voce “volontariato”. Il Veneto ha, infatti, un’incredibile base sociale di persone che si attivano e si offrono nel tempo libero per le loro comunità. Che sia il comune o il paese o la sagra o la raccolta differenziata dei rifiuti urbani o il restauro di palazzi e chiese. Tutto ciò rende particolarmente vitale lo “spazio” veneto, una vitalità, uno spazio che sa essere comunità. Questa energia, che non chiede al settore pubblico nulla o quasi, è la stessa che ritroviamo nell’imprenditoria così diffusa nel Nord-Est.
Un grande imprenditore veneto mi spiegava quello che secondo lui rende unico questo territorio e nel farlo, usava un termine un po’ desueto come “anima”. “Dietro ad ogni cosa c’è la passione, la voglia di farcela, il lavoro, il crederci. Non sono i soldi a spingere il nostro territorio, ma una sfida personale con sé stessi, che ognuno applica, sia che faccia l’operaio o il pàron”. Come a dire, che il famoso miracolo del Nord-Est non è frutto di casi singoli, ma di un dna diffuso ovunque. Oggi però le sfide sono complesse nell’innovazione e nella cultura. Quella spinta primigenia e quasi “barbara” è propedeutica, ma forse non basta più. Il ruolo delle istituzioni allora diventa centrale, se capiscono quell’anima. E se l’aiutano a trovare nuove vie su cui incanalare le energie, e se sanno offrire prospettive dal respiro internazionale. Bisogna, infatti, legare tra loro le diverse forme in cui si presenta la cultura: gli episodi della tradizione popolare con quelli della cosiddetta cultura “alta”. Ciò che conta però è trovare nell’eccezionalità di molte delle nostre manifestazioni, dell’impresa come della cultura, come del patrimonio dei beni culturali, la cifra che renda unica ed irripetibile questa realtà veneta. Tutto ciò passa per la promozione del contemporaneo, per la cultura dell’innovazione dei processi, per lo svecchiamento della classe politica, per la formazione continua. Un impegno che ha bisogno di tutti, di tutti coloro che ci mettono l’anima.

Leave your response!

Add your comment below, or trackback from your own site. You can also subscribe to these comments via RSS.

Be nice. Keep it clean. Stay on topic. No spam.