L’improbabile come una soluzione possibile
Ciascuno di noi in cuor suo ha provato la difficoltà di abbracciare l’improbabile come una soluzione possibile.
A partire dalla sede dello Iuav Design della Moda, questa difficoltà è messa in discussione: nell’ex seminario vescovile si legge Baudelaire, si ascolta musica elettronica in cerca dell’ispirazione.
Esercizio della creatività individuale e collettiva, questo è il luogo dove è cerimoniata la probabilità, il punto di vista, il desiderio, la crisi come propulsore di nuove prospettive.
Da noi alcuni di questi intenti vengono agiti in corridoio, dove preferiscono lavorare i ragazzi, esposti a uno spazio comune con le caratteristiche della mobilità. Qui il lavoro laboratoriale a manichino o la fase che sottende e accompagna il progetto di design è espansa agli altri, per gli altri, ma così evidentemente personale, intima e raccolta talvolta in uno o due metri di moodboard, il senso del proprio mondo fantastico, appiccicato su tavole di legno provvisorie.
Immersa nella realtà trevigiana, la scuola calamita da tutto il mondo insegnanti desiderosi di formare individui capaci di guardare al sistema della moda con un pensiero critico, di trasgredirne le consuetudini e di trovare nuove soluzioni che coraggiosamente non si limitano a perpetuare sicurezze.
Un’autentica scommessa sulla passione per il meraviglioso, per la conoscenza e per la realizzazione, che fa i conti con una società/intorno che fatica ad accettare il diverso, che si imbarazza per colori troppo accesi, per desideri troppo apertamente espressi, e che invece vorrebbe tutto più controllato, assopito, narcotizzato.
è stato detto che la chiave della conoscenza è la chiave della libertà, dove l’affetto è offerto senza riserve. Certi che nella libera analisi del proprio sentire sta il superamento dei propri limiti, percorriamo questa strada.



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