Marco Beghin
Quando sei arrivato a NY la prima volta e perché questa città? Mi sono trasferito il primo giorno d’estate di tredici anni fa. Quando vivevo in Italia avevo una cartolina con i grattaceli di Manhattan che emergevano dalle nuvole e una frase, Allow your day dream to become your plan. Ogni giorno pensavo che mi sarei trasferito lì. Ho giocato alla lotteria per la green card e l’ho vinta; dal 21 giugno 1995 vivo a New York.
Cosa emerge delle tue radici nella sfida quotidiana di NY? All’inizio ero spinto dalla curiosità. Cercavo esperienze e persone nuove, immergendomi completamente nella società americana. L’innovazione, la creatività e il positive thinking di New York erano tutti aspetti vicini al mio modo d’essere e l’adattamento è stato naturale. Quattro anni fa però ho avuto un momento di confusione “spaziale” e ho avuto bisogno di riconnettermi con la terra madre. Ed è proprio in questo momento di dubbio che ho deciso di diventare americano, pur mantenendo vive le mie radici.
E in questo cambiamento hai iniziato un’avventura con Moleskine.
Ero dirigente marketing di un’altra azienda, ma sentivo l’esigenza di creare un progetto più significativo dal punto di vista personale. Ho incontrato alcuni del team di Moleskine interessati ad aprire un ufficio a New York e da subito ho sentito un legame con il prodotto e l’immaginario che il brand rappresenta. Per me è stato un momento d’apertura creativa importante; è un po’ come essersi trovati di fronte a una tela bianca su cui poter dipingere.
Quali sono i rischi che hai affrontato nel dare il via a questa attività legata al brand Moleskine? I fattori di rischio sono pochi, il prodotto e il brand sono talmente interessanti che si tratta d’opportunità più che rischi. Il vero rischio è stato preso prima: lasciare tutto per seguire e realizzare un sogno, il mio sogno, New York. Prendere e partire.



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