Mario Berto
Quando sei arrivato a NY la prima volta e perché questa città? Questa avventura di New York è iniziata un po’ per gioco… ho chiesto al gestore del ristorante dove lavoravo “dove mi mandi per l’inverno?”, lui mi dice vai a New York, la fondazione Zorzi sta aprendo un nuovo ristorante italiano. Ho conosciuto così il padrone del ristorante, il Sig. Franco Zorzi, e ora sono qui, dallo scorso Aprile.
Cosa emerge delle tue radici nella sfida quotidiana di NY? Mi piace sperimentare in ambito culinario, soprattutto in una metropoli come New York, con tutti i sapori e le spezie che può offrire. Per affrontare questa sfida mi sono munito dell’ “orgoglio” culinario veneto: saper sfruttare al massimo il terreno per ottenere i migliori frutti. Poi un po’ di fortuna non guasta mai!
E parlando di piatti tipici veneti, come sono percepiti dal palato americano?
Oggi per esempio in menù ci sono “radisi e fasioi ” o “fegadini” o “poenta e pesce frito”.
Tra gli americani ci sono due reazioni opposte: buonissimo o immangiabile. Le cose che non conoscono sono sempre apprezzate, si buttano. Il problema è quando loro si aspettano di sentire un gusto a cui sono abituati. Ma questo fa parte della nostra sfida: educare ai nostri sapori.
Il cibo è uno dei primi mezzi per comunicare la propria cultura e condividerla. Nel caso di Zorzi il cibo diventa uno strumento per andare a parlare di un progetto più ampio, una fondazione culturale.
Lo spazio stesso è stato disegnato per ospitare esposizioni artistiche, rassegne cinematografiche o concerti.
Base da cui partire è la qualità del cibo, vogliamo che questa rispecchi anche il resto delle attività artistiche e culturali che proponiamo. La famiglia Zorzi ha iniziato questa attività con una visione a lungo termine. Lasciamo quindi che la gente capisca ed entri nel mondo della Fondazione Zorzi con calma, senza fretta.



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