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Suono. A tratti leggero, a tratti devastante.

Submitted by Marco Mari on martedì, 21 luglio 2009No Comment
di Andrea Lissoni

IMG_3936Inquieto, perché senza termine. Disarmante, perchè meccanico, idraulico, elettrico, quindi in fondo profondamente naturale. E, più di tutto, inquietante. È il suono la vera dimensione inaspettata e perturbante nella ricerca di Arcangelo Sassolino. È un suono che fa rimbalzare le sue opere in una costellazione aperta e imprevedibile di performer viscerali, o di compositori radicali che forzano macchine e apparati elettronici sempre oltre il limite. È noise, in tutte le sue sfumature. Certo, poi c’è il processo, la performance delle macchine, la robotica, la tradizione dell’arte cinetica e tutto il resto. Ma non credo che la strada di Arcangelo Sassolino passi proprio di lì. Penso piuttosto si sintonizzi con altri sperimentatori puri, imperturbabili rispetto alle logiche informi del sistema dell’arte, ma oltranzisti del rigore e dell’alta tensione, come per esempio l’artista Norma Jeane.

Mentre, su un altro ma non improbabile piano, lo sforzo, l’accumulo (e le scariche) di energia pura, lo scontro visivo che disegna volteggianti equilibri impossibili e la potenza sorda del suono o quella ancora più terrificante del silenzio, inseguono con determinazione un solco aperto dai padri fondativi, fra gli scultori minimalisti e da asceti visionari del rischio, come su tutti Chris Burden. Nel film Hand Catching Lead (1968) di Richard Serra non accade nulla di in fondo straordinario. La mano in primo piano di Serra cerca di afferrare foglie di piombo che cascano dall’alto. A volte ci riesce, spesso no. Ma non è solo l’iterazione dell’incontro mancato fra due ancestralità diverse, la mano e il piombo, che ipnotizza. È la dimensione puramente plastica e scultorea che esplode flagrante per chi guarda il film. Ci sono però ancora due informazioni nascoste, molto importanti. La prima: la mano di Serra sta mimando il più analogico dei movimenti meccanici magici, l’apertura e la chiusura cioè dell’otturatore (che rimanda direttamente alla pellicola che sta impressionandosi e che scorrerà inevitabilmente nel proiettore). L’altra: a lanciare il piombo a Richard Serra, è il musicista Philip Glass.
Due livelli che possono catapultare Hand Catching Lead negli spazi siderali più impensati dell’interpretazione: strutturali, ritmici, minimalisti,… ovunque ma lontanissimo dal clima anti-form da cui sembrava sgorgare. Negli Untitled di Arcangelo Sassolino la presenza plastica è formidabile. Ma è quel che non si vede che alimenta davvero e corrobora la pressione più alta.

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