Un anno vissuto pericolosamente
É già passato un anno. E’ passato solo un anno. Il tempo dovrebbe essere un dato oggettivo: un anno indica convenzionalmente un periodo di tempo pari a quello impiegato dalla Terra per completare la sua orbita attorno al Sole, cioè più o meno 365 giorni (per la precisione 365 giorni, 6 ore, 9 minuti e 10 secondi). Eppure un anno può durare troppo o troppo poco, e non si tratta solo di emozioni. Già Einstein aveva determinato scientificamente la relatività del tempo. Ogni persona si trova a vivere un tempo diverso in rapporto alla velocità che percorre: all’aumento della velocità, il tempo personale rallenta.
Per illustrare questo effetto si usa il paradosso dei gemelli: se uno dei due gemelli viaggiasse attraverso lo spazio su un’astronave, a velocità prossime a quelle della luce, al suo ritorno sulla Terra risulterebbe più giovane di suo fratello che invece ha continuato a viaggiare alla velocità del pianeta, di gran lunga inferiore.
Mi capita di pensare a questo ricordando Claudio Buziol e la Fondazione a lui dedicata - che ho il privilegio di dirigere - che proprio in questi giorni ha compiuto un anno di vita, almeno da quando è iniziata la sua attività presso la sede veneziana di Palazzo Mangilli Valmarana. La data è significativa perché il 12 maggio era, ed è, anche il giorno di nascita di Claudio Buziol che avrebbe, oggi, 52 anni. Chi lo conosceva bene, ancora adesso non può fare a meno di ricordarne la velocità, il fatto che fosse sempre di corsa, in anticipo sugli altri, non solo metaforicamente ma anche “fisicamente”: camminava un passo avanti e se lo perdevi di vista, un momento dopo non c’era già più. Aveva registrato il marchio Replay a soli 21 anni. Per questo, forse, se ne è andato così in fretta.
Ecco: un po’ di quella velocità si è trasferita certo anche nell’attività della Fondazione. Non a caso, giocando con la terminologia tecnica che sta alla base del marchio Replay, la Fondazione ha voluto anche darsi un sottotitolo, un’indicazione di moto: Fast Forward, avanti veloce. Gettare lo sguardo oltre il muro e il cuore oltre l’ostacolo è prerogativa dei veri visionari e rivoluzionari. E tanto più questo appare necessario ora, in tempi di crisi. Vivere pericolosamente significa anche accettare il rischio, le nuove sfide che la contemporaneità impone. Significa sapersi affidare a volte più all’intuito che al calcolo e alla disciplina.
In quest’anno abbiamo fatto molte cose, inutile ricordarle. Meglio guardare avanti, alle cose che ancora ci sono da fare. Il 21 maggio Arto Lindsay, musicista e artista brasiliano, e Daniel Birnbaum, direttore artistico della Biennale di Venezia, presenteranno in Fondazione Multinatural (Blackout), il progetto di Arto Lindsay per la 53ma Biennale d’Arte, a cui la Fondazione ha collaborato direttamente, con il suo staff e i suoi artists in residence, e coinvolgendo alcuni giovani talenti creativi, in collaborazione con l’Università Iuav di Venezia - e in particolare con il corso in design della moda di Maria Luisa Frisa, che ha disegnato i costumi, e con quello in arti visive di Angela Vettese. A fine maggio il workshop internazionale con la School of Visual Art di New York e la lecture di Steven Heller e Lita Talarico aperta al pubblico, il 26. E subito dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia, oltre che con il progetto di Lindsay, anche con la mostra nei locali della Fondazione di Francis Upritchard, giovane artista che rappresenta la Nuova Zelanda. E ancora il progetto Atelier Rwanda, diretto da Gaddo Morpurgo, un laboratorio di design in Africa e per l’Africa; il concorso A box of Dream, dedicato ai giovani talenti nel campo della moda, dell’arte e del design; la presenza a Panorama di Le Fresnoy con il progetto del coreano Kang Hyun-wook; i workshop estivi aperti di Pause-Summer Camp con “The Sartorialist” Scott Schumann, Aldo Lanzini, Abake, Martino Gamper, El Ultimo Grito, Zaunka; il programma di Sessions, incontri video e musicali con alcuni dei protagonisti della musica elettronica, noise e di ricerca, curati da Andrea Lissoni e Carlos Casas. Sono solo alcune delle cose che succederanno nei prossimi mesi. Sarà, alla fine, un altro anno vissuto pericolosamente, intensamente, velocemente. Ma senza dimenticare l’importanza della lentezza, dell’attimo eterno che ci aspetta, come la cima per il ciclista dopo una lunga salita. Un attimo solo per ricordare: buon compleanno Fondazione, buon compleanno Claudio. E poi via di nuovo veloci, in discesa. Replay, Fast Forward.



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