Vogliamo vivere nell’Innovetion Valley
di Pier Luigi Sacco – Professore all’università IUAV di Venezia
Il Nord-Est è la macro-regione italiana con i più bassi indici di scolarità su scala nazionale e ciononostante è quella che ottiene i migliori risultati nel test OCSE-PISA sulle capacità intellettive degli adolescenti, l’unica a livello italiano che possa definirsi in linea quantomeno con la media europea. Si studia poco ma, se e finché lo si fa, lo si fa bene. Il Nord-Est ha incubato negli anni una strana cultura diffusa che sintetizza in modo originale elementi pragmatici e utopico-idealistici. È la regione della piccola-media impresa che negli stereotipi più convenzionali viene descritta come miopemente orientata al profitto di breve termine, poco interessata a investire, insofferente nei confronti di qualsiasi regolamentazione esterna. Ma gli stereotipi non sempre catturano l’essenza di una realtà. E in più le cose, qui, cambiano velocemente. Per cui non c’è da stupirsi se diciamo che il Nord-Est è oggi la stessa regione nella quale molte di quelle piccole-medie imprese, troppo frettolosamente stereotipate, manifestano una propensione al cambiamento e una voglia di sperimentare nuovi percorsi che in altre parti del territorio italiano sarebbero semplicemente improponibili. È la regione nella quale vedere imprenditori che si entusiasmano per un’idea, che sono curiosi di fiutare il nuovo, non è l’eccezione, ma la regola, tanto più quanto più si ha a che fare con le imprese di nuova generazione, quelle che nascono magari da una lunga tradizione familiare, ma accettano di buon grado di reinventarsi accogliendo la sfida della globalizzazione invece di godersi il frutto delle fatiche dei progenitori.
Questo strano luogo ospita oggi la più grande concentrazione italiana di imprese e di attività innovative e, sicuramente, una delle più grandi concentrazioni d’Europa. Ma tutto questo è difficile da percepire, perché è sparso in un’area che corrisponde più o meno alla Greater Los Angeles e accade lontano dall’attenzione dei media, e spesso dalla consapevolezza degli stessi protagonisti di essere parte di un vero e proprio movimento di marea che sta cambiando profondamente e dall’interno la natura del modello produttivo del Nord-Est. Quest’area è oggi la vera e forse unica reale officina del cambiamento di un sistema paese per altri versi bloccato e incapace di rispondere con tempestività ed efficacia alle nuove sfide della globalizzazione. Un paese che continua a lamentare retoricamente lo spreco dei propri talenti senza fare nulla di concreto per porvi rimedio. Nel Nord-Est i talenti trovano spazio e, quando non lo trovano pronto e disponibile, imparano a guadagnarselo.
Quello che allora manca al Nord-Est, oggi, è l’idea di un progetto più ampio, che dia ai mille frammenti sparsi del mosaico che si va costruendo la percezione e la consapevolezza di essere parte di un fenomeno collettivo che sta crescendo e che crescerà ancora. Questo è, in ultima analisi, Innovetion Valley. Proprio perché nel Nord-Est l’innovazione abita oggi nelle piccole-medie imprese è fondamentale che queste imparino a fare massa critica e a sviluppare una comunità di pratica in cui definire una sensibilità comune, una piattaforma per cooperare, un luogo in cui discutere e scambiarsi idee ed esperienze. Se tutto ciò non accade, si corre il rischio che questa straordinaria vivacità finisca per disperdersi nei meandri della lotta quotidiana per la sopravvivenza sui mercati internazionali. Ma ci sono tutte le condizioni per evitare questo pericolo: c’è l’entusiasmo, ci sono le idee, c’è la chiara percezione dell’importanza di dedicare tempo, attenzioni ed energie a questa nuova dimensione collettiva in cui riconoscersi e attraverso la quale farsi riconoscere. C’è la convinzione della necessità di potersi raccontare attraverso un linguaggio e un retroterra simbolico che la faccia finita con i consunti e ormai quasi patetici luoghi comuni del “made in Italy”, che appartengono a una generazione e ad una storia ormai molto diverse dall’oggi, anche se tanti, e in particolare coloro che hanno più paura del cambiamento, faticano ancora ad accorgersene e soprattutto a prenderne atto e a trarne le dovute conseguenze.
Da oggi, dunque, si riparte. Non vogliamo più vivere in un paese da cartolina in cerca di temporanee consolazioni per esorcizzare la sua paura del futuro. Vogliamo vivere nell’Innovetion Valley e vogliamo, soprattutto, costruirla giorno per giorno. Dateci una mano, non ve ne pentirete.



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