24/09: IUAV vs Bunka – l’incontro decisivo
Questa giornata è stata molto importante per vari motivi. Inizialmente siamo andati a visitare il Palazzo Imperiale; come soldati divisi in quattro file serrate, abbiamo iniziato il giro guidato, armati di registratore vocale in inglese che narrava la storia del complesso. Purtroppo, a differenza delle aspettative generali, la visita si limitava all’osservazione esterna delle costruzioni e, ciò ha creato qualche difficoltà nell’apprezzare fino in fondo quest’area così prestigiosa. Tra le costruzioni più importanti ricordiamo: Fujimi-Yagura, l’Imperial Household e lo Hasuikebori.
Il primo edificio ricostruito nel 1659, situato in cima a un muro mantiene le sue sembianze tradizionali grazie alla tipica forma del tetto e alle mura candide. Il secondo altro non è che il palazzo utilizzato temporaneamente, dopo la seconda guerra mondiale, mentre costruivano il nuovo palazzo imperiale e che ricorda una costruzione neoclassica per il pronao esterno situato sopra l’ingresso.
L’Hasuikebori è una distesa enorme di grandi ninfee che circonda per un certo perimetro le mura e che d’estate fiorisce profumando l’intera area. Sorprendentemente, l’apparente sobrietà delle strutture architettoniche e degli arredi esterni della residenza, accompagnati da una visita guidata che limitava la chiave di lettura dell’insieme, si è rivelato essere una semplice parvenza capace di nascondere significati più profondi: l’enorme piazza, ad esempio, costruita di fronte alla vecchia casa imperiale e utilizzata per alcuni eventi ufficiali, è una semplice distesa di asfalto. Per noi occidentali, abituati a cose di un certo impatto visivo e valenza estetica, è parsa come un luogo pressoché inutile e scialbo, ma se ci addentriamo nel pensiero giapponese scopriamo come la sola dimensione conferisca sfarzo e ricchezza. Ciò è in parte comprensibile solo nel momento in cui pensiamo a come in realtà lo spazio sia prezioso e sfruttato nella sua totalità in questo paese, con le abitazioni o gli edifici in generali realizzati, uno accostato all’altro, ottimizzandolo e quindi ci si rende conto indubbiamente di quanto una superficie più grande del normale sia simbolo di prestigio.
L’unico luogo che abbiamo visitano anche nella sua dimensione interna è stato il Museo della collezione imperiale. Qui, entrando, abbiamo potuto ammirare i numerosi dipinti, i gioielli, le medaglie dell’Imperatore, gli abiti nuziali e due kimoni indossati dalla coppia reale in occasione di alcune cerimonie.
All’ora di pranzo abbiamo raggiunto il Bunka College, la più antica e grande scuola di moda del Giappone. Oltre ad un pasto gentilmente preparato dalla “Cafeteria” dell’Istituto e l’opportunità di scambiare alcune opinioni con gli studenti, abbiamo visitato la biblio-videoteca, il deposito degli abiti realizzati dagli studenti dagli anni ’50 in poi in occasione delle sfilate, quello dei campionari di tessuti funzionante da molti anni e utilizzato dagli studenti per comprendere l’evoluzione di stampe e fibre. Oltre ad avere avuto la possibilità di vedere il panorama di Tokyo dall’ultimo piano della “Bunka” abbiamo visitato il loro museo. Esso esponeva abiti di varie etnie ed epoche aventi come tema comune il colore rosso.
Tutto ciò non solo costituisce un grande patrimonio, ma soprattutto una fonte esclusiva di conoscenza sia visiva che tattile per gli studenti che hanno l’opportunità di entrare in contatto con essi e studiarli da vicino.
La visita è stata sensazionale, non solo per l’archivio posseduto e sapere che l’Istituto ospita più di 10.000 studenti, di cui oltre mille stranieri, ma anche per i laboratori dotati di tutte le macchine adeguate a livello industriale di ultima generazione e perché dispone, al suo interno, di alcune aree addette all’acquisto di materiali, tessuti e strumenti specifici per le varie discipline insegnate. Questo non solo costituisce una novità, ma soprattutto è un vantaggio sia per la scuola che per gli studenti.
La visita si è conclusa con grande soddisfazione grazie al reciproco interesse espresso durante l’incontro nel promuovere iniziative di collaborazione.
Per terminare la giornata trascorsa abbiamo dedicato le ultime ore ad addentrarci in questa metropoli in modo indipendente e interagire con gli abitanti, grazie all’esperienza acquisita fino ad ora.



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