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25/09: Daily Tokyo

Submitted by studenti.iuav on martedì, 29 settembre 2009No Comment
a cura di Guido Ferilli – IUAV

P1020236Oggi, purtroppo, è stato l’ultimo giorno trascorso a Tokyo e volutamente abbiamo deciso di dedicarci ad attività più tranquille e di svago. La mattina siamo andati a Jiyugaoka, quartiere di periferia dove la frenesia della vita metropolitana è impercettibile.

A differenza degli altri quartieri c’erano tante boutique di accessori per la casa, profumi per ambienti, prodotti etnici e lavorazioni di fibre o altri materiali naturali. È stato molto interessante osservare questi prodotti cercando di capirne la realizzazione e, nel caso di quelli più particolari, indovinare anche la loro funzione.

Alcuni di noi hanno pranzato in una trattoria specializzata in carry, mentre altri hanno preferito acquistare qualche sandwich o tramezzino che hanno consumato nelle panchine dei vialetti alberati che attraversano l’intero quartiere, godendosi la bella giornata.

Il pomeriggio abbiamo raggiunto Ginza, il quartiere che rappresenta più di tutti il Giappone nella comunicazione internazionale, i cui costi immobiliari sono tra i più alti al Mondo.

Si tratta del posto in cui si può fare la shopping più sfrenato e costoso. Dopo un breve giro in cui abbiamo visto i negozi di prestigiosi marchi come, ad esempio, Bulgari, Chanel, Apple e molti altri, siamo andati al Kabuki-za, teatro che dal 1889 è considerato il tempio del Kabuki, quello più tradizionale, epico e fiammeggiante, in cui recitano solamente uomini. Ogni giorno effettuano due spettacoli dalla durata complessiva di cinque ore l’uno. Per farsi un’idea su quest’arte e osservare scenografie e abiti, abbiamo assistito a uno degli atti più popolari. Il Kabuki è una forma teatrale sorta all’inizio del 1600 che comprende canto, danza e abilità. Inizialmente recitato dalle donne, per motivi morali cominciò a essere eseguito solamente da individui di sesso maschile che interpretavano anche le parti femminili. La trama è divisa in sezione e ciascuna vicenda viene espressa attraverso l’emotività dei singoli. La sezione a cui abbiamo assistito oggi si intitolava “Kanjincho” e narrava di un generale, chiamato “Yoshitsune” che, in fuga, dopo essere stato bloccato alla frontiera da un grande guerriero chiamato Benkei, incontra l’imperatore con cui instaura un dialogo raccontando la propria storia e le dure prove che ha dovuto sopportare.

Il sipario era di tessuto pesante colore beige con un dipinto rappresentante il monte Fuji tra le nuvole e il sole che stava tramontando, inizia la musica lenta, pochi colpi di tsuzumi che ricordano molto il canto lamentoso dell’Yobidashi che invitava i lottatori di sumo a presentarsi per l’incontro; in questo caso a essere chiamati erano gli attori.

Appena il suono dei tamburi è stato sostituito da quello di un flauto tradizionale giapponese si è aperto il sipario e lo spettacolo è cominciato. La tensione era alle stelle e l’attesa sfibrante dell’inizio è diventata pura adrenalina. Una trentina di attori posti sul palco cominciano a recitare. I kimono avevano fantasie sobrie o a tinta unita in modo che risaltasse quello del protagonista. I colori nel complesso non erano allegri, blu petrolio, grigio, nero e marrone, ma comunque brillanti e vivi. L’attore al centro della scena indossava, a differenza di tutti gli altri, un kimono azzurro con le maniche e le gambe molto più lunghe del corpo che venivano mosse nell’aria e sul pavimento in geometrie che enfatizzavano l’atto della recitazione.

La cosa sensazionale è stato vedere la grazia con cui tutti si muovevano, sembravano volare e i movimenti, lenti e sinuosi, erano in perfetto ritmo con la musica.

Curioso è stato essere testimoni di come il pubblico abbia la possibilità di poter intervenire liberamente e interagire con attori e spettacolo, ad esempio urlando i nomi dei protagonisti.

Tra canti, danze e dialoghi lo spettacolo è finito in fretta, ma la concentrazione richiesta è stata notevole.

Vista l’ora tarda e il numero di persone che componevano il nostro gruppo, non avendo prenotato, abbiamo deciso di scegliere un ristorante dalle dimensioni inusuali rispetto a quelle ridotte e più familiari delle tipiche trattorie e dei luoghi di ristoro che caratterizzano in modo sorprendente questa grande metropoli.

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