22/09: Kawaii e alta moda.
Sciasin-wo tottemo iidesuka? (posso fotografarti?) Questa è stata la frase pronunciata più volte oggi dal nostro gruppo. Abbiamo dedicato l’intera mattinata al quartiere Omotesando, interessandoci esclusivamente alla nostra vera passione: la moda. Niente ricerche, ne studi o lezioni, solo la volontà di scoprire il fashion style giapponese e le sue sottoculture in prima linea, armati solamente di una macchina fotografica ed un taccuino per annotare i dettagli.
Queste ore le abbiamo trascorse visitando e immortalando lungo le vie i numerosi edifici dei brand più famosi, come Comme des Garçons, Emporio Armani, Yohji Yamamoto, Ralf Lauren, Prada, Chanel, Martin Margiela, ecc. I palazzi si alternano a edifici moderni e tradizionali rispecchiando esattamente la personalità dello stilista e testimoniando come l’architettura sia diventata un elemento molto importante per il fashion. Un esempio è l’edificio dedicato a Prada, costruito con rombi in vetro cemento.
Nel primo pomeriggio abbiamo raggiunto il quartiere di Harajuku composto da numerose boutique di piccole dimensioni, molte delle quali di brand giapponesi. Molto interessante è stata la presenza di numerosi negozi che offrono capi vintage.
In quest’area della città abbiamo visitato due luoghi interessanti: il primo è stata la residenza degli artisti “Design Festa Gallery” in cui numerosi artisti hanno la possibilità di condividere spazi comuni per la realizzazione ed esibizione delle loro opere. L’edificio è formato da due immobili adiacenti divisi in ventinove spazi di varie dimensioni che ospitano e offrono all’artista e ai visitatori una continua interazione tra vita quotidiana e pratica artistica. Osservando le diverse creazioni si nota l’influenza della tradizione giapponese con il pop, la cultura kawaii e la comunicazione espressiva dei manga.
Il secondo, è la strada di Harajuku interamente affiancata da negozi di sottoculture, anime e cosplay; essa è la più indicata per incontrare lolita, decora, ghiaru e tante altre piccole sottoculture affini. Osservando tutte le persone che camminavano abbiamo notato come ci sia una fantastica libertà di espressione attraverso l’abbigliamento, senza avere la sensazione di essere continuamente osservati e giudicati. La creatività utilizzata per gli abbinamenti dei capi, tinte e fantasie è illimitata tanto che è possibile incontrare una ragazza in pantaloncini corti, Hug ai piedi e cappellino di pelliccia in testa o un ragazzo con gonna o vestito sopra a un paio di pantaloni strettissimi. Anche gli accessori molto interessanti, dei più svariati e ricchissimi di particolari.
Strabiliante è notare come tanti abbinamenti siano assurdi, ma l’insieme risulti sempre affascinante e armonioso. Peccato che in generale i prezzi siano un po’ alti per noi studenti. L’attrazione è tale che il rischio di “rovinarsi” per non perdere l’occasione di acquistare quel capo o accessorio è sempre in agguato…Infine, la sera ci siamo spostati a Tsukishima per mangiare la “monja”, pietanza tipica locale offerta in trattorie edochiane che affiancano la via principale.



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