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Architetture in movimento: Zaha Hadid si racconta.

Submitted by Marco Mari on sabato, 31 ottobre 2009No Comment
da Repubblica.it – di Laura Larcan

este_28161100_33020PADOVA – Uno sciame di forze ondulate. Arcipelaghi di centinaia di blocchi differenziati da forme geometriche dinamiche e fluide che si muovono con andamenti continui e repentini: a momenti si dispongono in una trama a rete, poi si increspano come bozzoli, all’improvviso si concentrano come grappoli, per poi stendersi come paesaggi. E’ uno spettacolo di energie visive il maxi allestimento che ha curato personalmente l’archistar anglo-irachena Zaha Hadid per la sua mostra antologica con cui invade letteralmente fino all’1 marzo i duemilacinquecento metri quadrati del Salone del Palazzo della Ragione, monumento tra i più affascinanti e suggestivi della città, che vanta il tetto “più largo” d’Europa costruito senza il supporto di colonne, una grandiosa copertura lignea di forma ogivale alta quaranta metri.

E’ il cuore della quarta edizione della Biennale internazionale di Architettura “Barbara Cappochin”, la mostra di Zaha Hadid, prima donna vincitrice nel 2004 del Pritzker Prize, e architetto quanto mai al centro di un’attenzione critica internazionale visto che il 22 ottobre scorso a Tokyo ha ricevuto il prestigioso Praemium Imperiale per la sezione architettura (al fianco di altri artisti come Richad Long, Hiroshi Sugimoto, il regista e drammaturgo Tom Stoppard e il musicista Alfred Brendel), conferito dalla Japan Art Association alla presenza del principe e della principessa Hitachi “per i risultati conseguiti, per l’influenza esercitata sul mondo dell’arte a livello internazionale e per il contributo dato alla comunità mondiale con la sua attività”.
Un estro e una raffinatezza visionaria, quelli di Hadid, nata 58 anni fa a Baghad, ma da quasi trent’anni operativa a Londra con il socio Patrik Schumacher e uno studio da 250 persone, che in Italia ha trovato una terra fertile per le sue creazioni, dalla Stazione di Napoli Afragola per l’alta velocità ferroviaria al nuovo progetto per un Museo del Mediterraneo a Reggio Calabria, o per quello del Museo di Arte nuragica di Cagliari. Fino al suo rivoluzionario e avveniristico Museo delle arti del XXI secolo di Roma, ormai prossimo all’inaugurazione nella primavera del 2010, che presenterà nella capitale il 12 novembre. Palazzo della Ragione, o meglio, il Salone (di cui vale sempre la pena ricordare i suoi ottanta metri di lunghezza e ventisette di larghezza), nell’esuberanza dei suoi cinquecento affreschi che ne rivestono le pareti, diventa una sfida ideale per Zaha Hadid che concepisce la sua mostra come una gigantesca installazione performance immersiva, dove i progetti e i lavori non sfilano secondo una ordinata concezione cronologica, bensì secondo “isole” tematiche che raccolgono progetti, oggetti di arredamento, piani urbanistici selezionati in base al programma che li ha generati.

E il vasto open space del Salone diventa il paesaggio fluido ininterrotto di un articolato sistema di centinaia di blocchi espositivi multimediali. Ogni blocco è destinato alla presentazione di un progetto, attraverso una grande varietà di mezzi, come disegni, dipinti, fotografie, modelli, prototipi e video. Un allestimento che diventa esso stesso opera d’arte tale da esprimere il senso intimo dello stile e della personalità di Zaha Hadid signora di un linguaggio decostruttivista lirico e virtuoso, dove l’estetica visionaria è basata tutta sulla ricerca delle potenzialità delle forme dinamiche. E dà la piena percezione di un’architettura del futuro. L’andamento ondulato dei profili, la fluidità morbida delle linee, le tensioni oscillanti di pavimenti e coperture, pareti come fasci energetici in osmotica continuità, sono tutti cromosomi del suo Dna costruttivo, applicabili dal singolo tavolo, alla borsa al centro urbano.

Per Zaha Hadid lo spazio e l’oggetto diventano una sperimentazione immaginifica continua. A partire dalle creazioni “minime” più significativi della variegata produzione di Hadid, come il tavolo Mesa per Vitra, la lampada Genesy per Artemide, il tavolo Aqua Table per Established & Sons, le scarpe Melissa, i divani per Sawaya & Moroni e B&B Italia, e la Louis Vuitton Icone Bag, tutti oggetti esposti nei musei e nelle gallerie di tutto il mondo. Chicca della Biennale di Architettura Barbara Cappochin è poi il progetto del “tavolo dell’architettura”, tavolo di legno lamellare firmato dallo studio Zaha Hadid Architects e installato a Piazza Cavour come un gigantesco e insolito elemento di arredo urbano (20 metri di lunghezza, 2,3 metri di larghezza, un’altezza di 1,5 metri e un peso pari a 7,5 tonnellate). Una struttura ondulata ad elica, concepita per assecondare un’ispirazione dinamica inarrestabile, manifesto delle potenzialità che un oggetto “tradizionale” può lasciare esplodere. La superficie ondulata superiore è stata suddivisa per poter esporre i vincitori e partecipanti al premio della biennale. A conclusione dell’evento, sarà esposto in diverse piazze d’Italia, per poi volare a Parigi, Londra, fino a Tokyo nel 2011, per il Congresso Mondiale degli Architetti.

Notizie utili – “Biennale internazionale di Architettura Barbara Cappochin. Zaha Hadid”, dal 27 ottobre all’1 marzo, Palazzo della Ragione, Padova.
Orari: martedì alla domenica dalle ore 9:00 alle ore 18:00
Ingresso: intero 9,00 €, ridotto 7,00 €
Informazioni: www.barbaracappochinfoundation.net

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