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Mani che pensano

Submitted by giulia.zerbo on venerdì, 21 maggio 2010No Comment

italia 150-3di Paolo Verri, direttore di Italia 150
estratto da “!” Innov(e)tion Valley Magazine 3 

Artigianato. Giano bifronte, sfida all’industria e ai numeri, disfida di parole. Quando penso a un artigiano, mi vengono in mente i grandi costruttori di botti, di ceste, di contenitori; oggetti che contengono altri oggetti, mani che hanno dentro altre mani. Mani che pensano, da sempre, è un titolo su cui lavoriamo, noi del Comitato Italia 150, che a Torino organizziamo il compleanno che il Paese festeggerà nel 2011. È una stringa di testo che sa di Primo Levi, di operaio specializzato, di Faussone, il protagonista di “Chiave a stella”. È una frase che Fiorenzo Alfieri, assessore alla cultura e al 150° di Torino, ripete come un mantra. Per non perdere il contatto con la Torino della produzione, lui che ha ben chiaro che bisogna produrre, mettere insieme storia e paesaggio e tirar fuori nuovo petrolio da questi due fattori tutti italiani. 

Come? Pensando al 2061, guardando avanti. Studiando quanto accaduto nel 1861, anche un po’ prima, intorno alla Torino capitale. Non dimenticando Italia 61, gli effetti del boom, le sartine, i disegnatori di fumetti, i medici illustri. A leggerla così la storia, è chiaro che gli industriali sono una parentesi. Ricca e piena di bellezza; ma come unici protagonisti, una stirpe che ha diretto il mondo solo per circa 20 anni, dal 1948 al 1968. Dal 1973 la nostra città non cresce più in imprese meccaniche. Certo, ce n’erano troppe prima, uccidendo chimica e informatica (come dire Gualino e Olivetti) per dare spazio solo alle auto. C’è un manifesto degli anni Cinquanta in cui dentro un marchio FIAT entrano delle persone ed escono delle macchine. Davvero emblematico; chi vorrebbe che tornasse un tempo così? Per il 2061, abbiamo pensato quindi di dare spazio alle mani che pensano, ai talenti giovani, alle piccole e medie imprese, a quegli artigiani che fanno del loro tempo il loro talento. Con il titolo trasformato da “Mani che pensano” in “Futuro e creatività”, offriremo loro di misurarsi con sei grandi temi: come abiteremo, muoveremo, mangeremo, cureremo, impareremo, lavoreremo. Imprese e intelletti potranno avvalersi di persone del mondo della finanza, della tecnologia, della comunicazione per proporre progetti poi giudicati sia dal pubblico del 150° sia da un board di esperti internazionali. Oltre a questo evento, che durerà otto mesi e che avrà dei focus mensili in un’area di 4500 m2, avremo anche una sottosfida, generata dal genio sottile di Enzo Biffi Gentili, che giocherà al futuro con un pezzo di passato denominato “Artieri metropolitani”. Dal 1911 al 2011 farà correre su due treni, giovani dedicati all’arte di ieri per arrivare all’arte di domani, all’artigianato del futuro. Anche perché, su quei treni, dovremo riportare a casa intelligenze e capire come gestire la fuga delle imprese più che in Europa o in Asia, oltreoceano. Nel 1911 in America andavano i cafoni, cent’anni dopo,i padroni delle ferriere. Non ci resta che l’artigianato, unire arte e mani, e dare fiato alle idee temporanee. Come dice Augè, il futuro è passato, e dopo i luoghi ci hanno tolto il tempo. Un Giro d’Italia della creatività si impone. Torino offre il punto di partenza, mettiamoci d’accordo sul resto del percorso.

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