Per un’Italia degli innovatori
di Antonio Cianci - Consigliere per l’innovazione del Ministro Renato Brunetta
estratto da “!” Innov(e)tion Valley Magazine 3
Nel nostro Paese, spesso, l’innovazione non riesce a svilupparsi a causa di un sistema burocratico non adatto a recepirla. A questo si aggiunge un italico vizio, per cui siamo sempre pronti a denigrare quanto facciamo in Italia, lodando, in alcuni casi a torto, gli altri Paesi. È un vizio antico. Scriveva, infatti, nel 1881 l’ing. Giuseppe Colombo (l’autore dello storico Manuale dell’Ingegnere): “Noi italiani abbiamo un terribile difetto. Noi siam usi a disprezzare le cose nostre; e abbiamo, invece, un’illimitata opinione della superiorità degli stranieri”. E, purtroppo, vale ancora oggi. L’innovazione è un processo cruciale per un Paese, soprattutto in un momento di crisi internazionale come quello che stiamo vivendo. Ma che cos’è l’innovazione e, soprattutto, cosa può fare il Governo per sostenerla e favorirne lo sviluppo? Leggiamo su Wikipedia: “L’innovazione è l’implementazione di un prodotto nuovo o significativamente migliorato (sia esso un bene o un servizio), o di un processo, un nuovo metodo di marketing o un nuovo metodo organizzativo in ambito di business, luogo di lavoro o relazioni esterne”. Se ci basiamo su questa definizione, scopriamo che l’innovazione in Italia non è ferma. È solo invisibile, non percepita. A nasconderla è, in alcuni casi, il nostro sistema produttivo, concentrato sulla concretezza della produzione e della competitività e poco interessato a divulgare le sue competenze. Ma, spesso e colpevolmente, a non renderla visibile è stata la politica (con la p minuscola), che non sempre ha sviluppato strategie coerenti e integrate tra i diversi attori per permettere la crescita di una vera cultura dell’innovazione, di un ambiente favorevole alla sua affermazione. Da qualche tempo, però, non è più così. È nata nel Paese una maggiore consapevolezza dell’importanza dell’innovazione, che non può più solo basarsi sulla forza dei singoli imprenditori che innovano costantemente o su attività di ricerca e innovazione troppo spesso scollegate dalla realtà produttiva. Appare sempre più chiaro che l’innovazione non si manifesta in oscuri e remoti laboratori, ma che, sempre come dice Wikipedia, “con attività di innovazione si intendono tutti i passaggi scientifici, tecnologici, organizzativi, finanziari e commerciali volti alla sua implementazione”. È evidente quindi come sia necessario un progetto organico, che riporti il nostro Paese a eccellere, come ha sempre fatto fino ad ora. Per questo motivo il ministro Brunetta ha varato i2012, il programma per lo sviluppo dell’innovazione nel Paese, con cui si vuole aiutare il Paese a liberare le sue risorse migliori. Da una parte si vuole invece fare emergere il ruolo della pubblica amministrazione, non solo e non tanto come finanziatore di programmi di ricerca, ma come sostenitore dei processi innovativi, dall’altro si vuole dare contezza della alta qualità dell’innovazione che si produce in Italia. Il programma i2012 si articola in tre assi: eGov2012, che sviluppa il Piano nazionale di e-government, iEconomy, il cui obiettivo è favorire l’innovazione eliminando gli ostacoli burocratici alla competitività, e iSociety, che vuole diminuire il digital divide sociale. Sia iEconomy che iSociety, vedono come protagonista l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie dell’innovazione, agenzia della presidenza del Consiglio dei Ministri, presieduta dal Prof. Renato Ugo e della quale il ministro Brunetta è il ministro competente. È una sfida, oltre che temporale (il 2012 è alle porte), anche finanziaria. Infatti è possibile fare tutto questo senza risorse aggiuntive. Le risorse finanziarie e gli asset che la Pubblica Amministrazione già utilizza per il miglioramento della sua efficienza e per l’erogazione dei suoi servizi fondamentali possono essere utilizzate infatti, senza costi aggiuntivi, per stimolare e sostenere l’innovazione tra le imprese italiane. Vi è, inoltre, un ampio insieme di azioni di semplificazione legislativa, normativa e amministrativa che, anche qui senza costi aggiuntivi, possono liberare un’enorme quantità di energia innovativa nel Paese. In questa ottica un’azione di coordinamento centrale forte tra le politiche in capo ai diversi Ministeri competenti può contribuire in modo rilevante, a rendere più efficace l’impatto delle politiche per l’innovazione che già oggi costituiscono il portafoglio dell’azione di Governo.
Lo sviluppo del programma procede attraverso progetti e relative azioni a breve, da rendere immediatamente operative attraverso interventi di natura normativa e di razionalizzazione e valorizzazione dell’esistente, cui si aggiungono azioni di respiro più ampio da sviluppare in modo collegiale tra i diversi ministeri e le regioni per coordinare e rendere coerente la governance a sostegno dell’innovazione. Ad esempio, per quanto riguarda la semplificazione normativa è stata avviata una fase di ascolto delle imprese, sia singolarmente, sia attraverso le associazioni imprenditoriali e dei cittadini al fine di evidenziare i colli di bottiglia normativi e per costruire la successiva fase di sintesi in cui si sottopongono al ministro proposte di semplificazione normativa del processo di sviluppo dell’innovazione verso l’applicazione e il mercato. Un altro tema sul quale i2012 vuole intervenire è rendere più semplice dal punto di vista normativo il trasferimento temporaneo e definitivo dei ricercatori pubblici presso le imprese e la Pa. Si tratta di favorire il cosiddetto “technology transfer by head”, sostenendo la mobilità orizzontale dei ricercatori e dei dottorandi attraverso l’istituzione del “sabbatico industriale” e più in generale intervenendo sui vincoli giuslavoristici ed amministrativi che ostacolano la mobilità orizzontale. A questo si aggiunge il progetto “L’Italia degli Innovatori”. L’Italia è il paese dei tesori nascosti. Spesso ignorati dai media, troppe volte ignorati, colpevolmente, dalla politica, in Italia è presente un grande numero di “tesori”, di eccellenze ad alto contenuto di innovazione che, però, in molti casi, non trovano il terreno fertile per crescere e svilupparsi. Proprio per superare questa condizione, è stato avviato il progetto “L’Italia degli Innovatori” che ha come obiettivo proprio quello di dare visibilità all’Italia innovativa, che spesso rimane nascosta tra gli stereotipi, promuovendo le eccellenze tecnologiche nel nostro Paese. L’occasione è l’Esposizione Universale di Shanghai, che si terrà dal 1 maggio al 30 ottobre di quest’anno. Il progetto è partito con un invito rivolto a imprese, università, istituti di ricerca, parchi scientifici e tecnologici a segnalare proprie innovazioni di prodotti e servizi già realizzati o in fase di attuazione. Ne sono state raccolte oltre 450. Tra queste sono state selezionate quelle più significative che verranno rappresentate a Shanghai in una mostra che racconterà il percorso dell’innovazione italiano.
A tale scopo è stato assegnato al progetto uno spazio espositivo all’interno del Padiglione Italia dal 25 luglio al 10 agosto 2010. Il progetto prevede la realizzazione di un piano di comunicazione per il pubblico cinese, destinato a Enti e istituzioni cinesi e al grande pubblico che ha lo scopo di “fare cambiare idea” sulla percezione dell’Italia, che deve diventare nell’immaginario collettivo il Paese dell’Innovazione, un’Italia che sa ancora innovare e creare nuovi prodotti, nuove tecnologie, nuovi modelli per vivere meglio. L’obiettivo di questa iniziativa è triplice: da una parte dare visibilità internazionale all’eccellenza tecnologica del Paese, spesso nascosta e poco visibile a livello istituzionale, dall’altra creare un evento, che si aggiunge agli altri che il Ministero ha programmato, dall’altra per dare continuità all’attività di scouting di imprese innovative al fine di mettere in luce il ruolo della creatività innovativa degli italiani sia oggi sia nel passato. L’idea forte di i2012 è che, con progetti mirati, che vanno a toccare argomenti specifici, si può rimettere in moto un processo virtuoso in cui la pubblica amministrazione, da nemica, possa diventare amica, dei cittadini come delle imprese. Si tratta di un progetto complesso e impegnativo, sul quale il Ministero e l’Agenzia sono molto impegnati, che vuole essere uno strumento molto forte per il sostengo dell’innovazione da parte della pubblica amministrazione. L’Italia è il paese dei tesori nascosti, dicevamo. È il momento di trovare le “X” sulle mappe e di cominciare a lavorare per portarli alla luce.



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