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	<title>Welcome to INNOVeTION VALLEY</title>
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	<description>the area with the highest degree of creativity in the world</description>
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		<title>C4 presenta CULTURAL FIRST AID KIT</title>
		<link>http://innovetionvalley.com/it/2010/03/c4-presenta-cultural-first-aid-kit/1548/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 11:08:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulia.zerbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTE E ATTIVITA' PERFORMATIVE]]></category>

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		<description><![CDATA[C4 Bunker diventa spazio di formazione sul contemporaneo attraverso due workshop per dirigenti e quadri della Pubblica Amministrazione che si occupano di progettazione culturale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1556" title="villa" src="http://innovetionvalley.com/wp-content/uploads/2010/03/villa.jpg" alt="villa" width="300" height="238" /> 13 marzo 2010, C4 Bunker</strong></p>
<p> ore 10.00-18.00</p>
<p> Strategie di sviluppo culturale: i casi nazionali ed internazionali.</p>
<p><strong> </strong><strong>10 aprile 2010, C4 Bunker</strong></p>
<p>ore 10.00-18.00</p>
<p>Strategie di sviluppo culturale per il territorio.</p>
<p>C4, Centro Cultura Contemporaneo Caldogno, il centro che utilizza gli strumenti dell’arte per sviluppare le competenze professionali sostenuto da Regione del Veneto, Comune di Caldogno e Provincia di Vicenza, presenta <em>Cultural First Aid Kit – Kit di primo soccorso culturale</em>, un nuovo percorso formativo sul contemporaneo indirizzato a dirigenti e quadri della Pubblica Amministrazione che si occupano di progettazione culturale. <em>Cultural First Aid First</em> si svilupperà in due giornate di workshop, il 13 marzo e il10 aprile, all’interno di C4 Bunker di recente restaurato, ed è organizzato in collaborazione con goodwill, società che realizza strategie per lo sviluppo di progetti culturali e di politiche del territorio legate alla cultura contemporanea e Salottobuono, studio di progettazione con sede a Venezia che indaga lo spazio urbano alla ricerca di dispositivi in grado di innescare strategie di trasformazione.</p>
<p><span id="more-1548"></span>Di fronte alla trasformazione del ruolo e delle funzioni delle pubbliche amministrazioni, alla riduzione delle risorse finanziarie, all’esigenza di una riprogettazione delle organizzazioni culturali, alla nascita di nuovi modelli di fruizione e consumo culturale, gli enti pubblici hanno la necessità di ripensare il fare cultura. <em>Cultural First Aid Kit</em> propone “un kit di primo soccorso culturale” ossia gli strumenti primari di analisi e di strutturazione per poter affrontare la sfida al cambiamento culturale e organizzativo con stimoli nuovi, impulsi di crescita, strumenti concreti e innovativi. All’interno del bunker della seconda guerra mondiale di C4, <em>Cultural First Aid Kit</em> si articolerà in due momenti formativi, il 13 marzo e il 10 aprile, che prevedono un’attivazione delle rete del contemporaneo del Veneto e la messa in relazione con le istituzioni e gli attori più interessanti. Il percorso formativo sarà, quindi, anche un momento di scambio e confronto per rafforzare quel network che sul territorio sta già prendendo forma, attraverso la valorizzazione di diverse espressioni contemporanee, dalla danza alla scrittura, dall’arte alla moda. Solo mettendo in rete concretamente queste sinergie è, infatti, possibile superare i propri confini territoriali, dare vita ad una programmazione culturale adeguata e in grado di confrontarsi con altre realtà nazionali ed internazionali.</p>
<p><strong>Sabato 13 marzo dalle 10.00 alle 18.00</strong> si terrà il workshop <strong>“Strategie di sviluppo culturale: i casi nazionali ed internazionali”</strong> che prevede la presentazione di alcuni casi nazionali ed internazionali in cui strategie culturali diverse tra loro hanno risollevato le sorti di una città o di un territorio o, semplicemente, ne hanno migliorato la qualità della vita.  Particolare attenzione verrà riservata al tema delle dismissioni creative, processi di trasformazione di edifici del passato industriale in centri culturali polifunzionali.</p>
<p><strong>Il 10 aprile</strong>, sempre dalle ore 10.00-18.00, C4 Bunker diventa spazio di formazione con l’incontro <strong>“Strategie di sviluppo culturale per il territorio”</strong> pensato come approfondimento e sviluppo del primo e arricchito con l’analisi di alcuni casi territoriali di particolare interesse. Sotto la guida dei curatori e a partire da esempi concreti, il lavoro verrà sviluppato all’interno degli spazi del bunker, le cui stanze diventano veri e propri “laboratori” di presentazione e analisi delle realtà culturali territoriali esistenti.</p>
<p>La partecipazione agli incontri formativi è <strong>gratuita</strong>. I posti sono limitati e soggetti a prenotazione obbligatoria <strong>entro venerdì 5 marzo 2010</strong>. Per iscriversi ai workshop Cultural First Aid Kit contattare t. 0444 327166 / f. 0444 524033 / <a href="mailto:info@c-4.it">info@c-4.it</a></p>
<p>GOODWILL è una società che realizza strategie per lo sviluppo di progetti culturali e di politiche del territorio legate alla cultura contemporanea. Da alcuni anni si occupa del progetto di ricerca internazionale “dismissioni creative”, sui casi d’eccellenza di riqualificazione di spazi in centri culturali a livello Europeo. Collabora con istituzioni, pubbliche amministrazioni, imprese, fondazioni, elaborando e realizzando modelli di governance, strategie di sostenibilità e comunicazione fundraising oriented, piani strategici legati alla riconversione creativa del territorio e al modello del distretto culturale evoluto.</p>
<p><a href="http://www.good-will.it/">www.good-will.it</a></p>
<p>SALOTTOBUONO è un giovane studio di progettazione con sede a Venezia, nato come collettore di diverse esperienze di ricerca e produzione progettuale. Salottobuono indaga lo spazio urbano alla ricerca di dispositivi in grado di innescare strategie di trasformazione: temi e programmi diventano l’occasione per analisi diagrammatiche, o per l’elaborazione di visioni paradossali. L’attività di Salottobuono si articola in: concorsi, workshop, progetti editoriali e incarichi di progettazione.</p>
<p><a href="http://www.salottobuono.net/">www.salottobuono.net</a></p>
<p>C4-Centro Cultura Contemporaneo Caldogno</p>
<p>Via Zanella 3, 36030 Caldogno (VI)</p>
<p>t. 0444 327166 / f. 0444 524033</p>
<p>Per informazioni: <a href="mailto:info@c-4.it">info@c-4.it</a> | <a href="http://www.c-4.it">www.c-4.it</a></p>
<p>Ufficio stampa C4 | Agenzia del contemporaneo | Viale Milano 60, 36100, Vicenza | tel. 0444.327166 –3497827104 | <a href="mailto:press@agenziadelcontemporaneo.com">press@agenziadelcontemporaneo.com</a></p>
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		<title>Jacopo Bassano e lo stupendo inganno dell&#8217;occhio</title>
		<link>http://innovetionvalley.com/it/2010/03/jacopo-bassano-e-lo-stupendo-inganno-dellocchio/1626/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 10:27:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulia.zerbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTE E ATTIVITA' PERFORMATIVE]]></category>
		<category><![CDATA[COVER STORIES]]></category>

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		<description><![CDATA[A Bassano del Grappa (VI) al via le Celebrazioni per i 500 anni dalla nascita di Jacopo Bassano con la mostra "Jacopo Bassano e lo stupendo inganno dell'occhio"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1627" class="wp-caption alignleft" style="width: 249px"><img class="size-medium wp-image-1627" title="bassano" src="http://innovetionvalley.com/wp-content/uploads/2010/03/bassano-239x300.jpg" alt="&quot;Annuncio ai pastori&quot; 1560 ca" width="239" height="300" /><p class="wp-caption-text">&quot;Annuncio ai pastori&quot; 1560 ca</p></div>
<p>La mostra &#8220;Jacopo Bassano e lo stupendo inganno dell&#8217;occhio&#8221; (Museo Civico di Bassano del Grappa, 6 marzo &#8211; 13 giugno 2010) è l&#8217;evento che segna l&#8217;avvio delle Celebrazioni per i 500 anni dalla nascita di Jacopo Dal Ponte, detto Jacopo Bassano, uno dei più originali e potenti interpreti del rinnovamento della pittura veneta del secondo Cinquecento e il più grande pittore della realtà prima di Caravaggio.<br />
L&#8217;esposizione &#8211; curata da Giuliana Ericani e Alessandro Ballarin &#8211; propone un selezionato e significativo tributo all&#8217;arte di Jacopo, dagli esordi fino agli anni Settanta del Cinquecento, grazie all&#8217;eccezionale prestito di un nucleo di dipinti di altissima qualità provenienti dall&#8217;America e dall&#8217;Europa, molti dei quali mai giunti prima d&#8217;ora in Italia o esposti al pubblico oltre cinquant&#8217;anni or sono, chiamati a dialogare, nel Salone Dalpontiano del Museo Civico, con quella che è la più consistente collezione di opere del pittore.<br />
La città di Bassano del Grappa e la Regione del Veneto hanno quindi voluto rendere un doveroso omaggio ad un artista affascinante capace di conquistarsi, con il suo sperimentalismo e l&#8217;amore per gli elementi naturali del suo mondo ai piedi delle Alpi e lungo il Brenta, uno spazio di forte originalità accanto a grandi artisti come Tiziano, Tintoretto e Veronese.<br />
Dopo questo primo importante momento espositivo, Jacopo Bassano sarà al centro di tre intensi anni di celebrazioni promosse dalla città alla quale egli fu sempre legato, che immortalò in moltissime opere e dove avviò la sua fiorente bottega, capostipite di una dinastia di pittori che per oltre un secolo dominarono la scena artistica.</p>
<p><strong>Informazioni<br />
</strong><a title="www.bassano500,it" href="http://innovetionvalley.com/">www.bassano500.it</a><br />
Call center 800 189802</p>
<p><strong>Sede<br />
</strong>Museo Civico di Bassano<br />
Piazza Garibaldi 12<br />
36061 Bassano del Grappa (VI)</p>
<p><strong>Orari<br />
</strong>Tutti i giorni: 9.00-19.00 (la biglietteria chiude alle 18.00)</p>
<p><strong>Biglietti<br />
</strong>Intero: 9,00 (valido anche per la visita al Museo)<br />
Gruppi: 7,50 (minimo 15 e massimo 30 persone)<br />
Ridotto: 7,50 (minori 10-18 anni e maggiori 60 anni, militari e universitari muniti di tesserino, visitatori muniti del biglietto intero delle mostre &#8220;Cima da Conegliano&#8221; e &#8220;Giorgione&#8221;)</p>
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		</item>
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		<title>Artigiani nell&#8217;economia della creatività</title>
		<link>http://innovetionvalley.com/it/2010/03/artigiani-nelleconomia-della-creativita/1610/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 09:19:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulia.zerbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[BREAKING NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA ED IMPRESA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALI: L'INNOVeTION VALLEY]]></category>

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		<description><![CDATA[di Marco Bettiol-Ricercatore Università di Padova e VIU
estratto da Innov(e)tion Valley Magazine_3

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Marco Bettiol-Ricercatore Università di Padova e VIU<br />
estratto da Innov(e)tion Valley Magazine_3</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1612" title="bettiol" src="http://innovetionvalley.com/wp-content/uploads/2010/03/bettiol1.jpg" alt="bettiol" width="250" height="250" />Il Moon Boot ve lo ricordate? È il doposci inventato negli anni ’70 da Giancarlo Zanatta, imprenditore del gruppo Tecnica, dopo il primo allunaggio.  Proprio vedendo le calzature indossate dai due astronauti Armstrong e Aldrich, Zanatta ha l’intuizione di realizzare un nuovo prodotto per il mondo della neve. Se fin qui la storia è nota, pochi sanno che assieme a Zanatta un ruolo importante per la realizzazione del Moon Boot lo gioca un gruppo di artigiani tra i quali ricordiamo Arturo Fantin, modellista di Tecnica. Zanatta collabora a stretto contatto con Fantin e, con l’aiuto di altri modellisti, trasformano un’idea stravagante in un prodotto rivoluzionario per l’epoca. Oltre alla forma ciò che rende il Moon Boot innovativo è l’utilizzo del nylon al posto della pelle, e la calzata, una scarpa ambidestra che può coprire fino a quattro taglie differenti. Una creatività applicata che ha permesso a Tecnica di realizzare su larga scala un prodotto esteticamente avanzato. I risultati li conosciamo: quasi 22 milioni di paia vendute nel mondo dal 1970 ad oggi. Nel processo di innovazione che ha consentito al “made in Italy” di avere successo sui mercati internazionali, le storie alla Moon Boot non sono l’eccezione ma la regola.</p>
<p><span id="more-1610"></span>Il design italiano deve molto all’abilità di figure artigianali intermedie (spesso rimaste anonime) di dare forma alle intuizioni di designer/ progettisti e di passare dalle due dimensioni del foglio di carta alla tridimensionalità del prodotto. Sicuramente la varietà della categorie con le quali vengono classificate queste figure professionali (modellisti, prototipisti, maestri, tecnici) non aiuta ad evidenziare il loro contributo. Gli artigiani non sono figure residuali della modernità ma, nel caso del made in Italy, partecipano a pieno titolo a un percorso allargato di ricerca e sviluppo che mette insieme conoscenze scientifiche (brevetti, tecnologie, processi industriali) con conoscenze tacite provenienti da pratiche artigianali antiche. Il lavoro artigianale viene a torto considerato come meramente esecutivo. Sappiamo invece che c’è un’intelligenza nelle mani dell’artigiano che si basa sulla sua esperienza e sulla sua “arte”. Una specificità che non è in contrasto con il mondo della creatività che lavora sulla dimensione simbolica (designer), su quei significati (estetica, etica, ecologia) che sono oggi così importanti per il consumatore internazionale. Anzi è proprio nell’incontro tra creatività simbolica e creatività manuale che si apre oggi lo spazio per percorsi originali di innovazione. Non è un caso che Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, i nuovi stilisti del brand Ferrè, non abbiano paura ad evidenziare quanto la qualità della sartoria della maison sia un fondamentale completamento al loro lavoro creativo. Un abito non può definirsi tale se la creatività dello stilista non viene filtrata attraverso le conoscenze e l’abilità delle sarte che poi quell’abito dovranno realizzare.</p>
<p>Questa simbiosi tra artigiano e industria, che ha dato molto al made in Italy in passato, è oggi sotto pressione. La globalizzazione ha spostato una parte significativa delle attività manifatturiere fuori dall’Italia e con esse, va detto, un importante bacino di artigianalità. Inoltre, quella creatività che consideriamo un dono innato è oggi un fenomeno globale che si articola attorno a reti e persone che non necessariamente vedono l’Italia come protagonista. Entrambi questi aspetti fanno parte di una tendenza consolidata che difficilmente sarà reversibile nel breve tempo. Come affrontare questa difficile fase evolutiva? È possibile ipotizzare tre direzioni lungo le quali rinsaldare la relazione tra artigianato e industria. Nuove tecnologie. La costruzione di una relazione più contemporanea con le imprese industriali passa attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Strumenti come il CAD e l’accesso ad internet, ad esempio, non possono essere più considerati come stravaganze ma rappresentano il bagaglio che l’artigiano deve possedere, al pari di quello della sua “arte”. Le nuove tecnologie consentono all’artigiano di poter partecipare a quella divisione del lavoro creativo che oggi non è più solamente locale, all’interno del distretto, ma si organizza a livello internazionale. Se nel passato la condivisione delle informazioni avveniva attraverso la circolazione di prodotti/ prototipi fisici, oggi questo avviene attraverso progetti digitalizzati. L’artigiano deve essere in grado di tradurre la sua manualità in codice digitale. Come i modellisti degli scarponi da sci che modificano il prototipo a mano e poi ne ricostruiscono un modello in 3D con degli appositi scanner. Comunicare l’autenticità. Il consumatore a livello internazionale esprime una crescente richiesta di autenticità che attraversa in modo trasversale molti settori economici. Dal lusso, dove le grandi aziende sono dovute correre ai ripari dopo un po’ troppo allegro “made in…”, all’alimentare con l’affermarsi a livello internazionale del movimento Slow Food. Non si tratta semplicemente di una autenticità evocata da mettere nei comunicati stampa, ma di un’autenticità dimostrabile attraverso una differenza qualitativa che il consumatore finale può percepire. Nel caso dell’artigianato, costituisce una qualità innegabile il fatto che dietro ad un prodotto ci siano delle persone che attraverso la loro passione ed abilità danno un’anima al prodotto. È necessario, da questo punto di vista, mettere a punto dispositivi comunicativi che siano in grado di raccontare, con i codici della contemporaneità, il valore aggiunto che il lavoro artigianale apporta. Una nuova qualità che va oltre il concetto di “made in” per comprendere chi e come ha realizzato il prodotto. Nuovi percorsi formativi. La figura dell’artigiano non gode di buona stampa, soprattutto per il ricorso al lavoro manuale, che viene considerato non in linea  con le nuove professionalità creative (design, comunicazione, ecc.) che riscuotono maggiore attenzione da parte delle nuove generazioni.</p>
<p>Per cambiare questa prospettiva, è importante aggiornare e valorizzare i percorsi formativi attualmente esistenti per le figure artigianali con l’obiettivo di enfatizzarne la dimensione creativa. Oltre alle tecniche artigianali perché non insegnare anche un po’ di design e comunicazione? Colpisce osservare, ad esempio, che nelle più importanti scuole di design al mondo si dia molto valore all’insegnamento di tecniche artigianali. È un peccato che da noi pur avendo un ricco patrimonio artigianale non riusciamo a inserirlo in percorsi formativi più accattivanti. La comunicazione rappresenta una risorsa strategica per il mondo artigianale, soprattutto in questa difficile fase di transizione. È sempre più evidente che la competitività dell’artigianato è legata alla capacità di migliorare la sua percezione nei confronti del consumatore finale. Saper raccontare storie interessanti sull’uomo artigiano diventa importante tanto quanto la perizia nell’uso delle tecniche manuali. Su questo aspetto il mondo dell’artigianato e più in generale quello del made in Italy sono chiamati ad un salto di qualità.</p>
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		<title>In uscita &#8220;Scientisti e antiscientisti&#8221; di Massimiano Bucchi</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 11:08:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulia.zerbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[BREAKING NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[In uscita l'11 marzo "Scientisti e antiscientisti", di Massimiano Bucchi, che approfondisce il tema dell'incomprensione tra scienza e società.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1598" title="copertinascientisti" src="http://innovetionvalley.com/wp-content/uploads/2010/03/copertinascientisti2-181x300.jpg" alt="copertinascientisti" width="181" height="300" />&#8220;Scientisti e antiscientisti&#8221;<br />
Perchè scienza e società non si capiscono</p>
<p>di Massimiano Bucchi</p>
<p>in uscita l&#8217;11 marzo 2010 per Il Mulino-collana &#8220;Intersezioni&#8221;</p>
<p>Che si parli di Ogm, cellule staminali o situazioni di fine vita, il dibattito pubblico sembra prigioniero di uno schema consolidato. Da un lato i fautori di uno sviluppo illimitato della tecnoscienza; dall&#8217;altro, coloro che invocano un argine all&#8217;invasione di campo della ricerca in ambiti tradizionalmente appannaggio di scelte e pratiche sociali, politiche o religiose. Paradossalmente i due fronti condividono un medesimo pregiudizio. Entrambi considerano scienza e società come entità internamente compatte, rigidamente separate e reciprocamente impermeabili. Alla scienza spetta di mettere continuamente sul tavolo nuove proposte, che la società attende al varco per boicottarle. In realtà i frequenti cortocircuiti tra discorso scientifico e opinione pubblica, tra le priorità della ricerca e le aspettative di cittadini e consumatori erodono i confini tra scienza e società evidenziando le divisioni entro i rispettivi fronti: si pensi ad esempio alle discussioni su temi quali il clima, l&#8217;energia nucleare o la biomedicina. E&#8217; questo intreccio &#8211; qui illustrato in una stringente argomentazione &#8211; ad alimentare l&#8217;antagonismo fra scientisti e antiscientisti, in un illusorio gioco delle parti che impedisce di cogliere e di valorizzare pienamente le sfide della tecnoscienza.</p>
<p>Massimiano Bucchi insegna Scienza, Tecnologia e Società all&#8217;Università di Trento. Tra i suoi libri: &#8220;Scegliere il mondo che vogliamo. Cittadini, politica, tecnoscienza&#8221; (Il Mulino, 2006, tradotto anche in inglese); &#8220;Handbook of Public Communication of Science and Technology&#8221; (con B. Trench, Routledge, 2008); ha ideato e curato l&#8217;&#8221;Annuario Scienza e Società&#8221; (con F. Neresini, Il Mulino, 2010).</p>
<p><a href="http://www.mulino.it/">www.mulino.it</a></p>
<p><a href="http://www.soc.unitn.it/sus/mb.htm">www.soc.unitn.it/sus/mb.htm</a></p>
<p><a href="http://www.observa.it/">www.observa.it</a></p>
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		</item>
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		<title>A Vicenza l&#8217;anteprima del Festival Biblico con Massimo Cacciari</title>
		<link>http://innovetionvalley.com/it/2010/03/a-vicenza-lanteprima-del-festival-biblico-con-massimo-cacciari/1574/</link>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 08:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulia.zerbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì 12 marzo 2010 a Vicenza un incontro con il filosofo Massimo Cacciari per presentare la VI edizione del Festival Biblico (Vicenza 27-30 maggio 2010)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1575" title="festival biblico" src="http://innovetionvalley.com/wp-content/uploads/2010/03/festival-biblico.jpg" alt="festival biblico" width="200" height="182" />Venerdì 12 marzo 2010</strong> alle ore 20.30 a Vicenza presso la chiesa di Santa Maria in Araceli (Piazza Araceli) si terrà un incontro col filosofo <strong>Massimo Cacciari</strong> dal titolo <strong>&#8220;Ospitalità: parola doppia&#8221;</strong>; una serata che sarà un&#8217;occasione per presentare la VI edizione del Festival Biblico &#8220;L&#8217;ospitalità delle Scritture&#8221; che si terrà come di consueto a Vicenza dal 27 al 30 maggio 2010.</p>
<p>Ingresso libero<br />
Info: 0444/937499<br />
<a href="mailto:segreteria@festivalbiblico.it">segreteria@festivalbiblico.it</a>  |  <a href="http://www.festivalbiblico.it">www.festivalbiblico.it</a></p>
<p><strong>A Vicenza il Festival dedicato alle sacre Scritture</strong></p>
<p>Dal 2005 Vicenza, nel cuore del Veneto, accoglie il Festival Biblico: il primo in Italia interamente dedicato alle sacre Scritture. Un’occasione di conoscenza, confronto e intrattenimento attorno ai racconti, i valori ed i simboli racchiusi nel Testo biblico.<br />
<span id="more-1574"></span>Per le vie e le corti, le piazze e i chiostri, i palazzi e le chiese della città, il Festival propone un’esperienza innovativa e coinvolgente attorno alla Bibbia, aperta a grandi e piccini, studiosi e curiosi, cristiani, appartenenti ad altre tradizioni religiose e semplici cittadini. Mediante parole e silenzi, musiche e visioni, danze e degustazioni, giochi e meditazioni, il Festival invita ad un “incontro globale” con la Bibbia. Un libro che, per alcuni giorni, può uscire dagli angusti spazi in cui spesso lo si confina per offrirsi a tutti, nel tentativo di rispondere ai quesiti fondamentali della vita.<br />
Migliaia i visitatori da tutta Italia che ogni anno affollano Vicenza per incontrare biblisti, scrittori, teologi, filosofi, sociologi ma anche sindacalisti, musicisti, economisti, poeti e religiosi. Tutti riuniti nel capoluogo berico per gettare sulla Bibbia un fascio di luce diversa e arricchente. Perché le Scritture ebraico-cristiane parlano di fede e vita, e possono svelare all’uomo, ad ogni uomo, il suo vero volto. Attualizzarle, incontrarle e viverle permette di scoprire e riscoprire indissolubili radici dell’identità e della civiltà occidentali. Attraverso l’indispensabile dialogo tra fede e cultura e fra cultura e culture.</p>
<p> <br />
<strong>Edizione 2010: quattro giorni sul senso dell’ospitare<br />
</strong><br />
“L’ospitalità delle Scritture”: un tema affascinante e quanto mai attuale al centro della sesta edizione del Festival Biblico. Accogliere l’altro è un valore indispensabile: il passaggio dalla diffidenza per il diverso all’ospitalità fiduciosa è una delle mete più alte di una società veramente umana. E sono molti gli esempi in cui la letteratura biblica presenta lo straniero &#8211; metafora dell’altro &#8211; non come minaccia, ma come finestra attraverso la quale guardare e interpretare la realtà.<br />
Le «relazioni ospitali» degli esseri umani: tra di loro, con il creato e con Dio. Se le esperienze di ospitalità sono diverse per tempi, luoghi e soggetti in questione, è infatti possibile accomunare la qualità e lo stile delle relazioni umane partendo dagli esempi di ospitalità offerti dalla Bibbia.<br />
La riscoperta delle Scritture come spazio ospitale in cui Dio ci accoglie e dove, ospitati, diveniamo noi stessi capaci di ospitare. La Bibbia è il primo esempio di “ospitalità”: accoglie al suo interno l’umano nella sua interezza, evitando ogni esclusione dovuta a moralismi, e un vasto patrimonio letterario, fatto di apporti culturali molteplici.<br />
La dimensione politica, sociale ed economica dell’ospitalità. Che è una relazione stabilita attraverso il dono. Colui che riceve l’ospite dà la sua disponibilità senza garanzia di contropartita. Mentre l’ospite ricevuto, accettando di essere accolto, entra in un ruolo difficile da sostenere. Accogliere e ospitare, al giorno d’oggi, diventa quindi un modo per arricchire umanamente la società. Ma non solo: lo straniero ed il suo bagaglio costituiscono fattori di innovazione sociale e di condivisione economica e culturale.</p>
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		<title>Workshow_Atelier bevilacqua La Masa</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 15:21:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulia.zerbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTE E ATTIVITA' PERFORMATIVE]]></category>
		<category><![CDATA[BREAKING NEWS]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://innovetionvalley.com/it/?p=1585</guid>
		<description><![CDATA[WORKSHOW
ATELIER BEVILACQUA LA MASA mostra di inizio anno
11– 25 marzo 2010
Palazzetto Tito, Dorsoduro 2826, Venezia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1589" title="bevilacqua2" src="http://innovetionvalley.com/wp-content/uploads/2010/03/bevilacqua2.jpg" alt="bevilacqua2" width="222" height="225" />WORKSHOW<br />
ATELIER BEVILACQUA LA MASA mostra di inizio anno<br />
11– 25 marzo 2010<br />
Palazzetto Tito, Dorsoduro 2826, Venezia</p>
<p>Con l’obiettivo di rinnovare il suo più importante intento, la Fondazione Bevilacqua La Masa accresce anche quest´anno l&#8217;impegno nei confronti dei giovani artisti che hanno deciso di operare e vivere a Venezia.<br />
Per favorire la crescita e la promozione di questi giovani artisti, anche nel 2010 la BLM avvierà un programma eterogeneo di appuntamenti, iniziative e momenti espositivi, che sarà ulteriormente arricchito da un fitto calendario di studio visits con curatori italiani e stranieri.<br />
 <br />
Presso la sede di Palazzetto Tito, giovedì 11 marzo alle ore 18.30 inaugurerà al pubblico la mostra Workshow &#8211; Atelier Bevilacqua La Masa dedicata agli artisti assegnatari degli atelier per l’anno 2010: Ivana Bukovac, Antonio Cataldo, T-Yong Chung, Nicolò Degiorgis, Roberto De Pol, Francesco Fonassi, Alessandro Laita e Chiaralice Rizzi, Diego Marcon, Caterina Rossato, Giulio Squillacciotti, Sara Francesca Tirelli, Unità di crisi.</p>
<p>Durante il periodo di apertura, dall’11 al 25 marzo, si alterneranno inoltre incontri e conferenze che proporranno scenari, temi e metodologie connesse alle pratiche dei giovani artisti.<br />
A questa prima collettiva farà seguito, tra un anno circa, la mostra di fine periodo di residenza: quella del gruppo Atelier BLM 2009 ha avuto luogo presso il centro DOCVA – Viafarini di Milano nel gennaio 2010.<br />
 <br />
Dopo il riscontro ottenuto da parte degli giovani assegnatari degli studi BLM nelle passate edizioni, anche gli artisti degli Atelier del 2009 hanno ottenuto importanti riconoscimenti e visibilità, partecipando a mostre collettive e personali, avviando collaborazioni con gallerie e Istituzioni che promuovono l’arte contemporanea. Giulio Frigo che ha partecipato alla mostra Non voltarti adesso a Ca’ Pesaro in occasione della Biennale di Arti Visive, Elisa Strinna a un&#8217;importante collettiva alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, Andrea Kvas è stato invitato alla Biennale di Praga; ricordiamo la personale di Agne Raceviciute presso la Galleria Ottozoo a MIlano, le presenze in mostre all’estero del Gruppo Blauer Hase in Svezia, di Estevan Bruno in Slovenia e Alberto Scodro in Belgio; e poi la presenza in altri appuntamenti espositivi di Ayano Yamamoto, Lea Jazbec e Laure Keyrouz, Valeria Cozzarini. Infine segnaliamo l’intensa attività editoriale e di sperimentazione grafica del gruppo Automatic Books.<br />
 <br />
Questi risultati confermano la qualità della programmazione e del lavoro svolto in questi anni tra la Fondazione Bevilacqua La Masa e gli artisti stessi.<br />
 <br />
La bontà del progetto è confermata dal fatto che per questi prossimi dodici mesi importanti partners hanno inteso l&#8217;affidamento di risorse ai giovani artisti come una delle migliori strategie comunicative del loro marchio e della loro filosofia aziendale.<br />
Continua la generosa collaborazione creativa con Moleskine®, che con i suoi taccuini accompagna gli atelier BLM e contribuisce al progetto per il terzo anno consecutivo. Rinnovato anche l&#8217;impegno del Lions Club di Venezia, che offre un appoggio morale ed economico al programma di studio dei ragazzi, con un premio specifico.<br />
Nuovo ingresso tra i sostenitori degli studi è Stonefly® che, con il progetto &#8220;Stonefly cammina con l&#8217;arte&#8221;, ha deciso di promuovere il lavoro dei 12 assegnatari degli studi nel loro percorso formativo offrendo, inoltre, un premio acquisto, che sarà conferito ad un artista degli studi cui sarà commissionata un&#8217;opera.<br />
 <br />
Gli aggiornamenti sul programma ATELIER_2010 saranno pubblicati sul sito della Fondazione.</p>
<p><strong>Scheda tecnica</strong><br />
Titolo mostra<br />
WORKSHOW. ATELIER BEVILACQUA LA MASA</p>
<p>Curatori<br />
Chiara Casarin, Stefano Coletto</p>
<p>Artisti<br />
Ivana Bukovac, Antonio Cataldo, T-Yong Chung, Nicolò Degiorgis, Roberto De Pol, Francesco Fonassi, Alessandro Laita e Chiaralice Rizzi, Diego Marcon, Caterina Rossato, Giulio Squillacciotti, Sara Francesca Tirelli, Unità di crisi</p>
<p>Sede<br />
Fondazione Bevilacqua La Masa | Palazzetto Tito<br />
Dorsoduro 2826, 30123 Venezia</p>
<p>Periodo di apertura<br />
11 marzo 2010 &#8211; 25 marzo 2010</p>
<p>Orario<br />
da mercoledì a domenica 10.30 – 17.30; lunedì e martedì</p>
<p>Inaugurazione:<br />
giovedì 11 marzo 2010 ore 18.30</p>
<p>Informazioni                                              <br />
Fondazione Bevilacqua La Masa<br />
Dorsoduro 2826, 30123 Venezia<br />
Tel. +39 041 5207797 – Fax +39 041 5208955<br />
<a href="http://www.bevilacqualamasa.it/">www.bevilacqualamasa.it</a></p>
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		<title>S&#8217;i fosse foco</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 08:47:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulia.zerbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[ECONOMIA ED IMPRESA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALI: L'INNOVeTION VALLEY]]></category>

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		<description><![CDATA[di Federico Poletti
Estratto da Innov(e)tion Valley Magazine_Issue 3
Un'intervista a Giovanni Bonotto che svela il valore del tempo e del spaer fare; una dimensione artistica artigianale che si rispecchia nella sua "fabbrica lenta".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1579" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1579" title="Picture 11" src="http://innovetionvalley.com/wp-content/uploads/2010/03/Picture-11-300x198.jpg" alt="ph. Lorenzo Vitturi" width="300" height="198" /><p class="wp-caption-text">ph. Lorenzo Vitturi</p></div>
<p>Tessuti creati a regola d’arte e prodotti da artigiani che utilizzano macchine risalenti agli anni Cinquanta. Un approccio al mondo industriale davvero unico nel suo genere, come si evince dall’imponente e arcaico telaio che segna l’ingresso dell’azienda. Quasi un simbolo che stiamo per entrare in una dimensione “altra” dove dimensione industriale e alta artigianalità riescono a convivere, innescando inediti cortocircuiti di pensiero e azione. Un esempio straordinario di come arte, tecnologia e tradizione possono creare un plus valore e alimentare una profonda cultura di prodotto. Tutti elementi fondamentali<br />
per non perdere di vista la propria identità e uscire dalla crisi. Una storia che vale la pena di conoscere, leggendo le parole dello stesso Giovanni Bonotto, direttore creativo dell’azienda omonima.</p>
<p><strong><span id="more-1578"></span></strong></p>
<p><strong>Come si coniuga nella tua esperienza la dimensione tecnologica con il concetto di artigianalità?<br />
</strong>Negli ultimi lustri la maggior parte degli industriali ha investito in tecnologia performante allo scopo di ridurre i costi e aumentare la produzione, sostituendosi all’operaio che diventa solo il controllore del processo e non più l’attore. In questa corsa abbiamo perso l’anima del prodotto nella convinzione che fosse sufficiente il brand a garantire l’identità (vuota). Oggi le fabbriche contano schiere di addetti, che sanno solo premere il bottone on/off con il risultato che i prodotti sono diventati “standard” e “fotocopie” che prendono vita grazie a strategie di marketing e comunicazione. Per me è stato fondamentale riappropriarsi della tecnologia, ma intesa come maestria del fare. Nella mia fabbrica lenta ho recuperato le tecnologie buttate “a ferro vecchio” e che necessitavano dell’ intervento manuale-magico dell’ operatore. Così ho deciso di produrre solo piccoli capolavori fatti a regola d’arte da veri maestri. Questi nuovi prodotti saranno, secondo me, maieutici e racconteranno delle piccole storie con precise identità.</p>
<p><strong>In che modo l’arte contemporanea ha influenzato la tua visione aziendale? Come sei riuscito a far convivere l’arte all’interno dell’azienda?<br />
</strong>Questa dimensione artistica all’interno dell’azienda non nasce a caso e non è così naif come subito potrebbe apparire. Mi spiego meglio: per tutta la vita la mia famiglia ha vissuto con gli artisti internazionali appartenenti al Fluxus e alla poesia visiva che soggiornavano da noi a Molvena. Durante il giorno producevano le loro opere nell’ officina dell’azienda e alla sera cenavamo insieme raccontandoci le nostre storie. Tanti sono stati gli artisti del Fluxus che hanno soggiornato da noi, da Yoko Ono, Joseph Beuys, John Cage tanto per citarne solo alcuni. E tutti hanno contribuito a “disarticolarci” il pensiero: il giorno dopo si tornava ai processi industriali con gli “occhiali della fantasia”. L’arte ci ha impollinato la vita quotidiana e di conseguenza quella aziendale.</p>
<p><strong>Qual’è il messaggio che hai tratto dall’arte e hai poi applicato con successo in azienda?<br />
</strong>Oggi tante aziende sono incuriosite dall’arte e in particolare alle possibilità di marketing connesse al mondo artistico. Oggi l’arte è fashion. La lezione del Fluxus mi ha insegnato che le azioni quotidiane della vita (come l’atto di mangiare, vedi Daniel Spoerri) possono essere arte. Il concetto che ho mutuato è una concezione di fare l’industriale come forma d’arte contemporanea. Gli artisti insegnano che c’è sempre un “altro pensiero” e quindi anche le possibilità di vedere il business sono infinite con le giuste lenti. Come gli artisti che ho avuto modo di frequentare, viviamo da “artigiani” alimentando nelle nostre aziende quotidianamente la cultura delle “mani” come elemento di plusvalore. Per produrre in fabbrica dei “piccoli capolavori d’arte” abbiamo bisogno di maestri artigiani che non sorveglino procedure, ma guidino i processi, mettendo un pezzetto d’anima in ogni prodotto. Così ci accade di scoprire che anche i difetti, se opportunamente esaltati, offrono delle possibilità straordinarie.</p>
<p><strong>Quali consideri i tuoi “maestri” nella vita professionale e in quella privata? Quali le persone che ti hanno lasciato un segno?<br />
</strong>In primis il professore dei “segni” Umberto Eco. Con lui ho imparato che anche “le cose” parlano e così ho scoperto l’alfabeto dei tessuti. Poi Carol Cristhian Poell, che mi ha trasmesso il valore del lavoro artigianale e quel senso di rottura con il mondo che ha generato l’equivalenza “comunicazione=prodotto”. Infine “Carlin” Petrini, presidente di Slow Food con il quale ho avuto lo stimolo di pensare alla “fabbrica lenta” come nuovo modello manifatturiero.</p>
<p><strong>Elogio della lentezza e ritorno alle origini e al territorio. Concetti che vanno contro le attuali tendenze di marketing sempre più aggressivo, veloce e globale. Come può funzionare?<br />
</strong>Oggi siamo tutti saturi di comunicazione: negli ultimi decenni abbiamo comprato sempre più stili di vita che prodotti “tout court”. Secondo me solo i prodotti con memoria storica e identità possono avere futuro. Questo, ad esempio, è il motivo che spiega il revival del “vintage” negli ultimi dieci anni. Oppure il successo commerciale in letteratura e nei film di leggende e miti storici come il Codice da Vinci, il Signore degli Anelli o la storia di Harry Potter. Ecco perché ho deciso di recuperare le vecchie tecnologie tessili, che ho trovato buttate come fossero ferri: piccoli gioielli di meccanica che ridanno luce a tramature, punti e superfici che i moderni macchinari non considerano nemmeno più. Ogni ditta chiudendo ha sepolto dei piccoli segreti che cerco di far tornare alla vita. La fabbrica non è più un luogo geografico di muri prefabbricati, ma rappresenta un territorio con le sue storie e memorie. L’unica possibilità di sopravvivenza dell’ industria manifatturiera è che i nuovi ricchi diventino i migliori clienti della nostra cultura.</p>

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<p>Ph. Lorenzo Vitturi</p>
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		<title>le ambivalenze della tecnologia</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 15:27:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Posta del Sociologo]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro Sociologo,
mia figlia di 8 anni insiste perché le compri un cellulare, sostenendo che tutte le sue amiche ce l’hanno. A me sembra presto, ma non vorrei neanche che si sentisse emarginata. Che cosa ne ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a rel="attachment wp-att-1567" href="http://innovetionvalley.com/it/2010/03/le-ambivalenze-della-tecnologia/1566/cellulare-bambini/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1567" title="cellulare-bambini" src="http://innovetionvalley.com/wp-content/uploads/2010/03/cellulare-bambini-300x201.jpg" alt="cellulare-bambini" width="180" height="121" /></a>Caro Sociologo,<br />
mia figlia di 8 anni insiste perché le compri un cellulare, sostenendo che tutte le sue amiche ce l’hanno. A me sembra presto, ma non vorrei neanche che si sentisse emarginata. Che cosa ne pensi?<br />
(GSMamma ‘71)</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Cara GSMamma,<br />
in effetti il cellulare, al contrario della bomba atomica, è una tecnologia che acquista tanto più valore quanto più ce l’hanno anche gli altri.<span id="more-1566"></span>A me sembra che dovresti approfittare di questa occasione per impartirle una precoce lezione sull’ambivalenza della tecnologia.<br />
Per cui comprale pure il cellulare, ma a due condizioni. Primo: dovrà dimostrare di saperne contenere la spesa. Fissa un budget mensile, o concorda un equo scambio in natura (una piccola ricarica periodica se regolarmente apparecchia e sparecchia la tavola, ad esempio).<br />
Ma soprattutto sii chiara sul fatto che dovrà sempre rispondere prontamente alle tue chiamate e ai tuoi messaggi, pena la requisizione del cellulare.<br />
A questo punto, con tono sempre affettuoso e amichevolmente materno, tu la chiamerai e la messaggerai con continuità e in qualche occasione anche con insistenza.<br />
Ti sarà grata per tutta la vita di averle insegnato che la tecnologia ha i suoi vantaggi, ma anche – come si dice – le sue ‘esternalità negative’.</p>
<p style="text-align: justify;">Ps. Non dimenticare di stipulare sul tuo telefono una tariffa agevolata per chiamate e messaggi al numero della bimba, altrimenti l’operazione ti costa un patrimonio.</p>
<p style="text-align: justify;">Sociologicamente tuo,</p>
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		<title>Innov(e)tion Valley all&#8217;Expo di Shanghai</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 09:54:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulia.zerbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[ECONOMIA ED IMPRESA]]></category>

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		<description><![CDATA[Innov(e)tion Valley è stato selezionato tra i 500 progetti candidati per prendere parte all &#8221;Italia degli innovatori&#8221; (24 luglio-7 agosto 2010), che si terrà all&#8217;interno del Padiglione Italiano all&#8217;Esposizione Universale di Shanghai 2010. L&#8217;iniziativa, voluta dal Ministero per ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1544" title="shanghai" src="http://innovetionvalley.com/wp-content/uploads/2010/02/shanghai-300x225.jpg" alt="shanghai" width="300" height="225" />Innov(e)tion Valley è stato selezionato tra i 500 progetti candidati per prendere parte all &#8221;Italia degli innovatori&#8221; (24 luglio-7 agosto 2010), che si terrà all&#8217;interno del Padiglione Italiano all&#8217;Esposizione Universale di Shanghai 2010. L&#8217;iniziativa, voluta dal Ministero per la Pubblica Amministrazione e l&#8217;Innovazione, ha lo scopo di far emergere i migliori &#8220;racconti&#8221; di innovazione e di eccellenza tecnologica nazionali proposti da imprese, università, parchi scientifici e tecnologici.</p>
<p><strong>SHANGHAI EXPO 2010</strong></p>
<p>L&#8217;Esposizione Universale di Shanghai 2010, incentrata sul tema &#8220;<a href="http://en.expo2010.cn/">Better city, Better life</a>&#8220;, sara&#8217; la grande occasione per esplorare il potenziale urbano nel ventunesimo secolo, un momento significativo per riflettere sul futuro delle citta&#8217; e sulla qualita&#8217; della vita.</p>
<p>Per 6 mesi Shanghai sara&#8217; polo di attrazione per governi e persone di tutto il mondo. Prima esposizione universale incentrata sul tema della citta&#8217;, Shanghai 2010 mettera&#8217; a confronto esperienze diverse di sviluppo, conoscenze avanzate sull&#8217;urbanistica e nuovi approcci all&#8217;habitat umano al fine di incoraggiare e promuovere uno sviluppo sostenibile tra differenti comunita&#8217;. L&#8217;Expo 2010 auspica un progresso incentrato sull&#8217;uomo. Un cammino fatto di innovazione scientifica e tecnologica, diversita&#8217; culturale e cooperazione vincente per un futuro migliore, puntando sul legame cruciale tra rinnovamento e interazione tra i popoli.</p>
<p>Per informazioni: <a href="http://www.innovazionepa.gov.it/shanghai2010/">www.innovazionepa.gov.it/shanghai2010/</a></p>
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		<title>Scarpa e il Palazzetto, una rapsodia architettonica. Omaggio ad Aldo Businaro</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 10:22:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulia.zerbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARCHITETTURA E DESIGN]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 27 febbraio, ore 11,30
Inaugurazione presso il Centro Carlo Scarpa di Treviso della mostra &#8220;Scarpa e Il Palazzetto, una rapsodia architettonica. Omaggio ad Aldo Businaro&#8221;
La mostra, curata da Guido Pietropoli, è promossa dalla Regione del ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-1538" title="scarpa" src="http://innovetionvalley.com/wp-content/uploads/2010/02/scarpa-300x300.jpg" alt="scarpa" width="300" height="300" />Sabato 27 febbraio, ore 11,30<br />
Inaugurazione presso il Centro Carlo Scarpa di Treviso della mostra &#8220;Scarpa e Il Palazzetto, una rapsodia architettonica. Omaggio ad Aldo Businaro&#8221;</strong></p>
<p>La mostra, curata da Guido Pietropoli, è promossa dalla Regione del Veneto, dal Ministero per i beni e le attività culturali, e dal Comitato Paritetico per la conoscenza e la promozione del patrimonio legato a Carlo Scarpa, e prodotta dal MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo &#8211; Centro archivi MAXXI architettura in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza e dall&#8217;Archivio di Stato di Treviso.<br />
L&#8217;esposizione sarà visitabile fino al 29 maggio 2010 dal lunedì al venerdì (10.00-18.00) mentre il sabato sarà aperta al pubblico (9.00-13.00)</p>
<p>La mostra è incentrata sulla figura di Aldo Businaro, committente di Carlo Scarpa per gli annessi alla villa &#8220;Il Palazzetto&#8221;. L&#8217;incontro tra Scarpa e Businaro ebbe luogo in occasione del viaggio in Giappone di una delegazione di architetti e designer italiani, nel 1969, cui parteciparono entrambi: esso segna l&#8217;avvio di un fortunato sodalizio che li terrà costantemente legati alla residenza seicentesca del committente.<br />
Situato nella campagna a sud-est di Monselice, il complesso della villa appariva costituito dal corpo dominicale, da una piccola costruzione adibita a casa del custode verso sud, da una grande fabbrica destinata a stalle e fienile a ovest e da un padiglione ottocentesco a pianta rettangolare posto a nord. Nell&#8217;arco di circa sette anni, a partire dal 1971, Scarpa ebbe l&#8217;incarico di progettarvi diversi elementi, fra cui il muro di cinta e gli accessi principale e posteriore, il berceau, la celeberrima aia, il recupero del padiglione adiacente all&#8217;ingresso. Dal 2005 Aldo Businaro e i figli hanno affidato l&#8217;esecuzione di una scala esterna, già prevista lungo la facciata occidentale del Palazzetto, all&#8217;architetto Tobia Scarpa, che nel proprio progetto si è attenuto in parte ai disegni del padre.</p>
<p>La mostra vuole mettere in luce il lungo lavoro di restauro e ri-disegno della corte dominicale della villa. Da qui il titolo della mostra che, a ragione, si può considerare una &#8220;rapsodia architettonica&#8221;, una silloge di parti di autori diversi armonizzate tra loro e che insieme raccontano i quattrocento anni di storia del Palazzetto. Il work in progress dei vari interventi progettati da Carlo Scarpa è documentato attraverso disegni originali conservati al Centro Carlo Scarpa e che fanno parte dei fondi degli architetti contemporanei del MAXXI Centro archivi MAXXI architettura e inoltre sono presenti disegni autografi del maestro custoditi in una collezione privata e dall&#8217;architetto Fabrizio Zuliani di Este, collaboratore di Scarpa. Inoltre la mostra sarà accompagnata da fotografie e rilievi bidimensionali dell&#8217;as built realizzati ad hoc.</p>
<p>Nella stessa sala saranno esposte il modello ligneo del complesso del Palazzetto e il catalogo della mostra dedicata al Palazzetto che si tenne a Tokyo al Museo d&#8217;arte contemporanea Watari-um (20 maggio-30 agosto 1993) un album di rilievi architettonici e delle fotografie originali che ritraggono Carlo Scarpa e Aldo Businaro autografe dall&#8217;architetto.</p>
<p>Piccole sezioni del film documentario che il regista Riccardo De Cal ha girato sugli interventi di Carlo Scarpa, nonché sulle fasi intermedie e finali della realizzazione della scala esterna (Carlo/Tobia Scarpa) e della pensilina d&#8217;ingresso a sud (Tobia Scarpa), verranno proiettate su una delle pareti insieme a spezzoni di interviste inedite.</p>
<p>L&#8217;esposizione è organizzata nell&#8217;ambito delle attività di promozione e valorizzazione dell&#8217;archivio, che si affiancano a quelle di conservazione e restauro, di inventariazione analitica e digitalizzazione dei materiali documentari realizzate dal Centro archivi MAXXI architettura, promosse dal Comitato Paritetico per la conoscenza e la promozione del patrimonio legato a Carlo Scarpa e finanziate dalla Regione del Veneto.<br />
INFORMAZIONI:<br />
Centro Carlo Scarpa Archivio di Stato di Treviso<br />
Via Pietro di Dante, 11 Treviso<br />
tel. 0422.545805, 0422.540902 HYPERLINK &#8220;<a href="http://www.carloscarpa.it/&quot;www.carloscarpa.it">http://www.carloscarpa.it/&#8221;www.carloscarpa.it</a> HYPERLINK &#8220;<a href="mailto:info@carloscarpa.it&quot;info@carloscarpa.it">mailto:info@carloscarpa.it&#8221;info@carloscarpa.it</a></p>
<p>Ufficio stampa:<br />
Studio ESSECI tel. 049663499 HYPERLINK &#8220;<a href="http://www.studioesseci.net/&quot;www.studioesseci.net">http://www.studioesseci.net/&#8221;www.studioesseci.net</a> <a href="mailto:info@studioesseci.net">info@studioesseci.net</a></p>
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